Sono un’addetta alle pulizie all’ospedale Walter Reed e la mia esperienza con il Covid è stata molto diversa da quella di Trump

Linda Varlese
·Editor, HuffPost Italy
·6 minuto per la lettura
PHOTO COURTESY OF HELEN AVALOS (Photo: PHOTO COURTESY OF HELEN AVALOS)
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Questo articolo è stato scritto da Helen Avalos per HuffPostUsa ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo

Il Walter Reed National Military Medical Center di Bethesda, nel Maryland, è una struttura medica militare di prim’ordine che si prende cura di chi con coraggio si sacrifica e serve gli Stati Uniti.

Quando all’inizio di ottobre il Presidente Donald Trump ha varcato la soglia dell’ospedale per sottoporsi alle cure contro il COVID-19, è stato accolto da un team di medici famosi in tutto il mondo, pronti a fornirgli un’assistenza sanitaria di primo livello, vaccini sperimentali e tutte le risorse di cui il presidente necessitava per poter guarire. Ha soggiornato comodamente nella suite presidenziale dell’ospedale, completa di cucina, soggiorno, sala conferenze e sala da pranzo con lampadario di cristallo.

I miei colleghi conoscono bene queste stanze, dal momento che hanno avuto l’incarico di pulire la suite del presidente. Io lavoro al Walter Reed da sedici anni come addetta alle pulizie a contratto: ho scrostato bagni, pavimenti, finestre, soffitti, pareti, piani di lavoro e tanto altro.

Sono fortunata ad avere il mio lavoro. Ma il punto è un altro. Tra le mura del Walter Reed, si raccontano due diverse pandemie. Il presidente ha ricevuto le cure mediche migliori che i soldi dei contribuenti possano comprare – per un totale che supera i 100.000 dollari. Ma noi addetti alle pulizie, inservienti, cuochi, addetti alla sicurezza e ai servizi del Walter Reed abbiamo vissuto un’esperienza con il COVID-19 molto diversa da quella di Mr.Trump.

Nei mesi scorsi ho avuto il Covid, come molti dei miei colleghi. Tutti noi abbiamo visto amici e parenti morire a causa del virus, inclusi quasi 140 membri del mio sindacato, il SEIU 32BJ. Non abbiamo potuto godere del beneficio di essere ricoverati in fretta e furia, con una squadra di dottori tutta per noi. Non ci restava altro da fare che isolarci in casa e fare il possibile per sconfiggere la malattia da soli. Ci hanno detto di recarci in ospedale solo in caso di difficoltà respiratorie perché, a causa dell’incapacità dimostrata dall’amministrazione Trump nel controllo della pandemia, il nostro sistema sanitario era già troppo saturo per prendersi cura di noi.

Gli operatori sanitari sono stati lasciati a testare affannosamente i pazienti in stanze d’ospedale minuscole e corridoi affollati di letti. Non bastavano neanche i respiratori per tutti, un dato vergognoso per una delle nazioni più ricche al mondo.

Come milioni di americani, ho dovuto fare i conti con l’incertezza che accompagna questo virus. Dopo aver visto così tante persone affrontarlo, sia nella mia comunità che al Walter Reed, la positività è stata la materializzazione di una delle mie paure più grandi. Gli effetti indesiderati sarebbero peggiorati all’improvviso? Cosa avrei fatto in caso di difficoltà respiratorie? Ho messo in conto anche la possibilità di morire. Chi avrebbe provveduto ai miei figli e a quale futuro sarebbero andati incontro senza una madre?

A differenza del presidente, non ho avuto un’assistenza professionale a rassicurarmi o a curare i dolori mai provati e i cambiamenti nella patologia. Mi sono presa cura di me stessa con rimedi casalinghi, da sola nella mia stanza. Ho cercato di mantenere la calma, ripetendomi che sarei guarita del tutto. Ho fatto il possibile per non esporre la mia famiglia al contagio.

Al contrario del presidente sono una cattolica devota, convinta che la vita sia troppo preziosa per fare qualcosa che possa recare danno agli altri. Come sempre, la fede in Dio mi ha aiutato ad andare avanti giorno per giorno. Quando sono guarita, sono rimasta in quarantena per due settimane, e indosso la mascherina sia a lavoro che in giro. Mi tengo sempre ben lontana dai gruppi di persone.

Abbiamo sorretto il peso di questa crisi sia fisicamente che emotivamente, mentre il presidente continua a non prendere sul serio la pandemia. La sua amministrazione ci definisce lavoratori essenziali, ma nessuno riconosce il nostro duro lavoro né ci rende quanto dovuto.

Il paradosso offensivo è che il presidente ignora qualsiasi disposizione a cui noi, invece, ci atteniamo fedelmente. Da mesi, io e i miei colleghi prendiamo tutte le misure necessarie per evitare la diffusione del virus. Abbiamo sempre lavorato sodo per mantenere standard elevati, ma adesso il nostro stesso lavoro può diventare questione di vita o di morte per noi, per le nostre famiglie e per quanti si sono sacrificati per la nazione.

Lo stress di sapere che, a causa di un singolo errore, rischiamo di contagiare noi stessi e gli altri è sempre presente, anche quando torniamo a casa la sera. Disinfettiamo tutto. Indossiamo mascherina, guanti, dispositivi di protezione individuale e ci laviamo le mani scrupolosamente per evitare di infettare gli altri; gesti di basilare buon senso.

Ecco perché è così difficile credere che il nostro presidente non solo minimizza il virus, ma si è dimostrato spericolato anche nella gestione della sua stessa infezione da COVID-19. Appena ritornato alla Casa Bianca, si è tolto la mascherina ed è entrato esponendo chiunque si trovasse nelle vicinanze a una malattia potenzialmente mortale.

Continua a sputare bugie belle e buone ed ha ripreso la campagna elettorale appena una settimana dopo il suo ricovero. I raduni dei suoi sostenitori senza mascherina, assiepati e stretti l’uno all’altro, espongono al rischio il suo staff, gli agenti dei Servizi Segreti, le comunità locali e gli operatori sanitari. I suoi eventi “superdiffusori” stanno perpetuando il contagio, le morti e le difficoltà economiche delle famiglie americane. Ignora le direttive sul distanziamento e raramente indossa la mascherina – e quel che è peggio è che altri lo imitano.

Mi fa arrabbiare soprattutto assistere alla sua campagna elettorale volta a conquistare gli elettori latinoamericani, mentre i neri e i latini hanno il doppio o il triplo delle probabilità di ammalarsi rispetto alla popolazione bianca, circa il quadruplo di essere ricoverati e di morire a causa del virus che il presidente non è riuscito contenere.

Tutte le persone che hanno pulito la suite di Trump al Walter Reed erano latinos. A lui non importa di noi – gli importa solo di stesso e del suo portafoglio.

Non perdonerò mai il presidente per aver messo a rischio così tante vite, mentre invece il suo lavoro dovrebbe essere proteggerci. Mi riempie di profonda tristezza. Ho pianto per gli addetti alle pulizie della Casa Bianca che sono stati contagiati e hanno subito le dirette conseguenze della sua arroganza, del suo comportamento sprezzante. Sorreggiamo il peso di questa crisi sia a livello fisico che emotivo, mentre il presidente si ostina a non prendere sul serio la pandemia. La sua amministrazione ci definisce lavoratori essenziali, eppure nessuno riconosce il nostro duro lavoro e ci rende quanto meritiamo.

In questi tempi di sofferenza, sogno un leader competente e onesto alla Casa Bianca, un leader che riconosca il nostro sacrificio. Joe Biden ci ha promesso un trattamento degno dei lavoratori essenziali che siamo, con congedo retribuito, indennità di rischio, test gratis, cure accessibili e indennità di disoccupazione estesa.

Fare tutto il possibile per salvare vite significa anche votare per il cambiamento.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.