Sorelle rom uccise in rogo, ergastolo a Seferovic -2-

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Roma, 18 set. (askanews) - L'anno scorso c'è stata la prima condanna per il rogo del camper dei rom. 'Nina' Lizabeta Vicola, che si avvale del rito abbreviato, dopo aver reso piena confessione ed esser rientrata in Italia dopo una fuga all'estero nei giorni successivi alla tragedia, ha avuto una condanna a 20 anni di carcere per omicidio volontario. Subito dopo la morte delle tre sorelle invece, Renato Seferovic fuggì dall'Italia. Rintracciato in Bosnia, suo paese di origine, è ancora un uomo libero. E lo è in modo legale, dal momento che la Bosnia non ha mai riconosciuto la giurisdizione penale italiana e quindi non acconsente alla richiesta di estradizione in Italia.

Secondo la procura quella notte sul furgone dei Seferovic c'erano i tre fratelli e la cognata e cercavano gli Halilovic. Romano, il capofamiglia andava punito, perché qualche giorno prima si sarebbe permesso di rifiutare un accordo economico ed avrebbe preso a schiaffi Renato davanti a Nina. I Seferovic, la sera stessa avrebbero reagito dando fuoco al suo furgone. Ma nonostante fosse stato bruciato il mezzo, bidoni e auto parcheggiate, l'azione non sarebbe stata considerata abbastanza esemplare. L'attentato così sarebbe stato riproposto 5 giorni dopo, con il lancio delle molotov che hanno ucciso le tre sorelle, al piano superiore del camper. 'Nina' Vicola è stata condannata anche per il primo incendio. In quel caso avrebbe confezionato le bottiglie con la benzina lanciate, secondo l'accusa dal cognato Andrea Seferovic, 18 anni, che ha patteggiato una pena a due anni e mezzo e l'immediata scarcerazione.