Sorelle rom uccise in rogo, ergastolo a Seferovic -3-

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Roma, 18 set. (askanews) - Nel processo a Serif Seferovic, conclusosi oggi con la condanna all'ergastolo del giovane bosniaco, si è registrata una lunga diatriba rispetto alla traduzione di alcune intercettazioni. Le conversazioni, ambientali ed al telefono, collocherebbero Serif sul posto, pronto a lanciare le molotov spalleggiato dal fratello minore, il maggiore Renato e la moglie di quest'ultimo 'Nina' appena condannata a 20 anni con l'accusa di aver confezionato le bottiglie incendiarie. "Lui era solo alla guida del furgone", cerca di sviare qualcuno, nella conversazione ritenuta centrale. Per Renato, invece, consigliano una plastica facciale per evitare il riconoscimento. Poi un'altra voce: "Voi le avete bruciate...".

Omicidio plurimo, tentato omicidio plurimo, detenzione, porto ed utilizzo d'arma da guerra e incendio doloso, sono i reati contestati dalla Procura con il pm Alessia Miele. Seferovic - si aggiunge - era stato arrestato nel febbraio del 2017 in ragione del suo coinvolgimento in una altra vicenda: il furto della borsa della studentessa cinese Zhang Yao morta poco dopo essere stata investita da un treno mentre inseguiva i suoi scippatori lo scorso anno a Roma. Per quella storia aveva patteggiato una pena a 2 anni.