Soro: "Con diffusione smart working intervenire su diritto a disconnessione"

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di Enzo Bonaiuto  

L'emergenza, dovuta alla pandemia da coronavirus, ha investito inevitabilmente anche il mondo del lavoro, sviluppando e diffondendo lo 'smart-working', ovvero il lavoro da casa e da remoto, con implicazioni per quanto riguarda anche il diritto alla privacy. Sul tema interviene l'Autorità Garante, nel corso dell'illustrazione della Relazione annuale da parte del presidente Antonello Soro, nella sala della Regina a palazzo Montecitorio, alla presenza del presidente della Camera dei deputati Roberto Fico. 

"Il diffuso ricorso allo smart working, generalmente necessitato e improvvisato, ha catapultato una quota significativa della popolazione in una dimensione, delle cui implicazioni non sempre si ha piena consapevolezza e di cui va impedito ogni uso improprio", avverte Soro. Infatti, "potendo favorire una nuova articolazione dei processi produttivi in grado di accrescere efficienza e flessibilità, lo smart working potrebbe ragionevolmente divenire una forma diffusa, effettivamente alternativa, di organizzazione del lavoro". 

Per questa ragione, sottolinea il presidente dell'Autorità Garante della Privacy, "andranno seriamente affrontati e risolti tutti i problemi emersi in questi mesi: dalle dotazioni strumentali alla garanzia di connettività, dalla sicurezza delle piattaforme alla effettività del diritto alla disconnessione, senza cui - osserva Soro - si rischia di vanificare la necessaria distinzione tra spazi di vita privata e attività lavorativa, annullando così alcune tra le più antiche conquiste raggiunte per il lavoro tradizionale". 

Il ricorso intensivo allo smart working e alle nuove tecnologie per la prestazione lavorativa "non deve rappresentare l'occasione per il monitoraggio sistematico e ubiquitario del lavoratore - avverte Antonello Soro - ma deve avvenire nel pieno rispetto delle garanzie sancite dallo Statuto dei lavoratori a tutela dell'autodeterminazione, che presuppone anzitutto un'adeguata formazione e informazione del lavoratore". 

In particolare, per il presidente dell'Autorità Garante della Privacy, "va inteso in modo rigoroso, come abbiamo ricordato anche in sede parlamentare, il vincolo finalistico all'attività lavorativa che, rispetto ai controlli mediante strumenti utilizzati per rendere la prestazione, legittima l’esenzione dalla procedura concertativa o autorizzativa". 

Dunque, prosegue Soro, "per garantire che le nuove tecnologie rappresentino un fattore di progresso e non di regressione sociale, valorizzando anziché comprimendo le libertà affermate sul terreno lavoristico, è indispensabile garantirne la sostenibilità sotto il profilo democratico e la conformità ad alcuni irrinunciabili principi".