Sorpresa al G7, arriva Zarif

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dell'inviata Maria Grazia Napolitano Coup de theatre a Biarritz. Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif atterra nel primo pomeriggio nella località sull'Atlantico dove sono riuniti i leader del G7 e al termine di una mattinata segnata da un botta e risposta a distanza tra Emmanuel Macron e Donald Trump proprio sull'Iran. E per una volta, il presidente americano, abituato a spiazzare gli alleati con le sue mosse diplomatiche a sorpresa, sembra restare spiazzato lui, nonostante fosse stato avvertito, pur se con 24 ore di anticipo. Tanto che risponde con un secco ''no comment'' alla domanda se possa confermare l'arrivo di Zarif e se abbia intenzione di incontrarlo.  

 

Il capo della diplomazia di Teheran incontra prima il ministro degli Esteri Jean Yves Le Drian, per tre ore, e poi Macron, per mezz'ora, nella sede del municipio della città. "La strada davanti è difficile, ma vale la pena tentare", twitta Zarif, che ha briefato Regno Unito e Germania (gli altri due Paesi europei coinvolti nel negoziato sul nucleare) sui colloqui avuti. Colloqui "positivi", fanno sapere fonti dell'Eliseo, e che continueranno. Il ministro intanto è ripartito per Teheran, dove si fermerà per qualche ora prima di iniziare una missione in Cina.  

Alla luce della missione a sorpresa di Zarif si capiscono meglio le schermaglie andate in scena in mattinata tra Macron e Trump e iniziate con la notizia fatta trapelare dall'Eliseo secondo cui i capi di Stato e di governo hanno dato mandato alla Francia perché parli con Teheran e mandi "un messaggio" alla Repubblica islamica sulla base delle discussioni avute nella cena di sabato sera. L'obiettivo che sarebbe affidato a Parigi è quello di "evitare a ogni costo che l'Iran si doti dell'arma nucleare e di fermare l'escalation nella regione". Tempo neanche un'ora e Trump dice la sua: ''Non c'è stata alcuna discussione'' su un mandato alla Francia, ''noi faremo i nostri passi, certo non possiamo impedire a nessuno di parlare, chi lo vuole fare può farlo''. Sembra una sconfessione di quanto sbandierato dall'Eliseo, sconfessione che rischia di oscurare anche le ripetute affermazioni su una ''convergenza'' riguardante gli obiettivi che si vogliono raggiungere con l'Iran. Così, quando mancano pochi minuti all'arrivo di Zarif, tenuto top secret fino all'ultimo, Macron chiarisce: ''Non c'è stato alcun mandato formale alla Francia, il G7 è un club informale, ognuno continuerà ad agire nel proprio ruolo''. A quel punto il colpo di scena, con la notizia dell'arrivo a Biarritz di Zarif, che, chiariscono subito Teheran e Parigi, ''non avrà colloqui o negoziati con la delegazione americana'' al summit. 

Il ministro degli Esteri, che due giorni fa è stato a Parigi, dove ha avuto ''colloqui costruttivi'' con Macron ed il suo omologo, è stato invitato da Le Drian, ''non partecipa al summit, si tratta di una riunione franco-iraniana'', precisa l'Eliseo. Che sottolinea come tutto si sia svolto nella ''massima trasparenza'' e sia stato fatto "in accordo" con gli Stati Uniti: Trump è stato informato da Macron nel pranzo avuto ieri prima dell'inizio dei lavori del vertice, ''l'ora e mezza migliore che io abbia avuto'' con il presidente francese, commenta. Tutti gli altri leader sono stati invece informati durante la cena al Faro di Biarritz.  

Angela Merkel conferma di essere stata avvertita all'ultimo minuto e che si è trattato "non di un evento G7, ma parallelo". In realtà, l'arrivo di Zarif a Biarritz, sottolineano fonti americane, ''illustra in modo simbolico quanto l'amministrazione Trump sia isolata nel suo approccio sull'Iran'', un approccio improntato alla ''massima pressione'' attraverso lo strumento delle sanzioni e che a Parigi ritengono sia destinato a fallire. Se i colloqui di oggi serviranno a fare dei progressi per Macron si tratterà di ''un gran colpo'', concordano tutti gli osservatori, secondo cui in ogni caso il presidente ha già incassato un successo di immagine con la 'sorpresa' fatta a Trump. Ma il rischio resta quello di far emergere ulteriormente la distanza tra gli Stati Uniti e gli alleati europei sul dossier iraniano. 

Una distanza che resta anche su dazi e guerra commerciale con la Cina: il premier britannico Boris Johnson, definito il "Trump britannico", ha detto oggi nel suo incontro con il presidente Usa di essere ''a favore della pace commerciale, mentre le tariffe non ci piacciono''. Un'affermazione che suona come una smentita a quanto sostenuto da Trump, secondo cui gli alleati "rispettano la guerra commerciale" che sta conducendo con Pechino. E anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel suo intervento alla sessione globale sull'economia, ha avvertito che gli eventuali dazi che gli Stati Uniti dovessero imporre sulle auto tedesche potrebbero avere un forte impatto sul sistema italiano, rendendo tutti meno competitivi.