Sorpresa: gli italiani nel Regno Unito sono aumentati nonostante Brexit e Covid

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Passengers are seen in Heathrow Airport in London, Britain, Nov. 30, 2021.  (Photo: Xinhua News Agency via Getty Images)
Passengers are seen in Heathrow Airport in London, Britain, Nov. 30, 2021. (Photo: Xinhua News Agency via Getty Images)

Andare a Londra in cerca di fortuna è una tendenza che ha da sempre caratterizzato il Regno Unito. In una delle città più cosmopolite del mondo, Londra, c’è chi arriva inseguendo sogni di indipendenza e chi per raggiungere obiettivi di carriera o offerte di lavoro in una città diversa dalla propria, insieme alla sua famiglia. La Brexit, ufficializzata lo scorso 31 dicembre 2020, e la pandemia del Coronavirus, scoppiata nello stesso periodo, secondo alcune previsioni, sarebbero presto diventati i responsabili dell’inversione di questa tendenza. Ma non è stato così. Brexit e Covid, che ha prima bloccato e poi rallentato i viaggi e gli spostamenti, non hanno arrestato questo tradizionale flusso migratorio verso il Regno Unito, che ha interessa molti italiani e che nella storia ha contribuito a creare una comunità italiana radicata e stratificata nel paese.

“Esiste un’Italia fuori dall’Italia, che è il frutto delle forze profonde che agiscono nel nostro Paese, che ne riflettono la storia e che si legano ai controversi temi dell’immigrazione e dell’emigrazione”, dice all’HuffPost il Console Generale d’Italia a Londra Marco Villani. I cittadini italiani all’estero iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), spiega il Console, “si apprestano a diventare 6,5 milioni, cioè oltre il 10% dei cittadini italiani attualmente in vita”.

La cifra degli italiani nel Regno Unito è tra le più alte: sono 472.861 al 30 settembre 2021. “Adesso gli iscritti all’AIRE nella circoscrizione consolare del Consolato Generale d’Italia a Londra sono 453 mila, che ne fanno la comunità più numerosa che insiste sul medesimo ufficio consolare - dice Villani - Basti pensare che tale cifra è superiore a tutti i cittadini italiani residenti negli Stati Uniti dove gli uffici consolari italiani sono dieci”.

Secondo l’ultima edizione del “Rapporto Italiani nel mondo 2021. La mobilità italiana ai tempi del Covid”, a cura della Fondazione Migrantes, risulta infatti che la Gran Bretagna ha registrato un aumento del 33,5% di trasferimenti da parte di italiani, rivelandosi l’unica nazione con saldo positivo rispetto all’anno prima con 8.358 iscrizioni in più all’AIRE rispetto al 2020.

Delle oltre 33 mila iscrizioni nel Regno Unito, il 45,8% sono italiani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, il 24,5% sono minori mentre il 22% adulti tra i 35 e i 44 anni. L’identikit degli expat ricalca quello che da decenni caratterizza la migrazione verso Londra: giovani, giovani adulti e famiglie con minori che avviano la procedura di richiesta del settled status, un permesso di soggiorno a tempo indeterminato che vale per chi dimostra una residenza continuativa sul territorio inglese di cinque o più anni, con un’interruzione di massimo sei mesi su dodici all’interno dei cinque.

I dati raccolti da Fondazione Migrantes e le cifre riportate dall’AIRE trovano quindi riscontro nella seconda edizione dello studio statistico “La presenza
italiana in Inghilterra e Galles” a cura del Consolato Generale d’Italia a Londra, che restituisce la fotografia della comunità italiana nel Regno Unito.

I consigli di un expat-imprenditore per trasferirsi in Uk

“La Gran Bretagna è un Paese estremamente meritocratico, molto snello dal punto di vista burocratico e se hai un obiettivo ti permette di concentrarti solo su questo”. A dirlo è un giovane imprenditore italiano, Samuele Mura, 33 anni, che otto anni fa decideva di lasciare la Sardegna per trasferirsi a Londra. Qui ha fondato Traslo, realtà di punta dei traslochi internazionali. Mura è ance uno youtuber che dal 2017 racconta tutti i retroscena del fare imprenditoria in un paese come il Regno Unito aiutando da anni molti expat come lui con consigli pratici.

Secondo Mura sono cinque gli step fondamentali e da mettere in atto subito non appena si inizia la propria avventura nel Regno Unito.

Ottenimento del visto. Causa Brexit da un anno ormai anche ai cittadini europei è richiesto il visto per poter lavorare nel Paese. Occorre quindi capire in quale casistica si rientra e consultare il sito del Governo inglese dove sono spiegati i diversi modi per ottenere un visto.

Ricerca alloggio. I portali online migliori per le case o per le stanze, spesso una scelta obbligata a causa di budget contenuti quando si arriva in una nuova città, sono diversi. I migliori secondo Mura sono: Rightmove, Zoopla, o Spare Room.

Intestarsi una bolletta. Fondamentale per dare prova della residenza. Nel Regno Unito infatti basta avere un’utenza intestata a proprio nome all’indirizzo presso il quale si abita per ottenere subito la residenza.

Aprire un conto in banca. Anche in questo caso le opzioni sono diverse, come ad esempio affidarsi a Barclays, HSBC o Halifax. Spesso però non tutte accettano un’apertura automatica del conto e bisogna quindi informarsi presso più filiali.

Richiedere il NIN. Il National Insurance Number (NIN) è il numero identificativo
necessario per farsi assumere presso qualunque ente o azienda e senza il quale non si può firmare un contratto di assunzione. Qualora per lavorare sia richiesta tra i requisiti la patente di guida si può utilizzare per i primi sei mesi quella italiana, che è riconosciuta, e poi iniziare la procedura per l’ottenimento di quella inglese.

“C’è carenza di figure professionali in molti campi, le offerte di lavoro su LinkedIn aumentano ogni giorno, anche nei settori dove è richiesto un livello non altissimo di specializzazione”, conclude Mura e fa un esempio. “Penso al recente caso della mancanza di guidatori nel comparto della logistica e di cui qui in Gran Bretagna si è molto parlato”. Per l’imprenditore infine l’ultimo consiglio per i giovani interessati a spostarsi nel Regno Unito è avere un curriculum sempre aggiornato caricato sul proprio profilo LinkedIn.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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