Sorpresa: nonostante sanzioni export Xinjiang verso Usa cresce

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 22 apr. (askanews) - Nonostante il divieto Usa su una serie di prodotti e le sanzioni nei confronti di compagnie dello Xinjiang, la provincia cinese abitata dalla minoranza uiguro-musulmana sottoposta - secondo ong e governi occidentali - a repressione da parte di Pechino, le esportazioni dirette da quella provincia sono più che raddopppiate nel primo trimestre del 2021. Lo segnalano i dati diffusi dall'Agenzia delle dogane cinese.

Le esportazioni dalla regione cinese sono cresciute del 113 per cento a 64,4 milioni di dollari, secondo questi dati riportati dal South China Morning Post.

I dati hanno come punto di paragone una fase, il primo trimestre dello scorso anno, in cui l'economia cinese era completamente impallata dalla crisi sanitaria dovuta al Covid-19. Tuttavia, anche paragonando il dato attuale con quello del primo trimestre 2019, quando non c'era alcuna crisi sanitaria in atto, l'incremento dell'export diretto è stato del 46,5 per cento.

Le esportazioni del Xinjiang sono una parte minima dell'export totale della Cina verso gli Stati uniti, che è stato di 119,2 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2021. Ma solitamente riguardano per la gran parte il cotone, un'industria che è finita sotto la lente d'ingrandimento proprio per le accuse di sfruttamento del lavoro forzato uiguro.

Nel caso dei dati attuali, però, il cotone è di fatto assente dalla lista dei beni esportati. Sono invece presenti prodotti chimici e industriali.

Le esportazioni dallo Xinjiang verso l'Unione europea, invece, sono calate come ci si sarebbe aspettati. Quelle verso la Germania, la principale economia europea, sono calati del 74 per cento rispetto al primo trimestre 2019, l'ultimo pre-Covid.