Sostenibilità e fisco: le due nubi che offuscano il cielo di Bitcoin

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Da un lato c’è Elon Musk che non molla, e che con una fitta guerriglia di tweet in meno di 10 giorni ha contribuito a determinare la discesa del prezzo di Bitcoin del 20%. Prima con la marcia indietro per motivi ecologici sull’annuncio di accettare pagamenti in Bitcoin per le auto Tesla. Poi, proprio questo weekend, in un serrato botta e risposta con alcuni utenti della sua pagina ha fatto intendere prima che Tesla avrebbe venduto i Bitcoin in suo possesso, poi negandolo, e infine accennando alla voglia di uscire dalla polemiche investendo tutto su Dogecoin - una barca su cui Musk dichiara di essere salito perché “crede fermamente nelle criptovalute” e vuole lavorare a una loro maggiore sostenibilità ambientale.

Dalla piattaforma di criptovalute Gemini (che ha dietro i gemelli Winklevoss) e anche lei a bordo dell’avventura Dogecoin, Tyler Winklevoss si è mosso, anche lui su Twitter, in difesa di Bitcoin, riportando il tweet della CFO di Square Amrita Ahuja che afferma di non avere intenzione di cambiare strategia sugli investimenti Bitcoin, e conferma l’impegno a lavorare per un futuro di cripto più green. Tutte voci che si susseguono al ritmo degli umori altalenanti (e delle strategie) di Elon Musk, definito non a caso come “il troll perfetto”, e destabilizzano Bitcoin proprio in un momento delicato della sua storia quando sta per entrare in gioco un’altra componente del gioco attorno alle criptovalute: il fisco americano.

L’IRS (Internal Revenue Service), è stato sguinzagliato dalla neoinsediata amministrazione Biden, che ha avviato un progetto di ristrutturazione e rafforzamento da 80 miliardi di dollari con lo scopo di recuperarne 700 nell’arco di un decennio. Nel mirino della lotta all’evasione stanno finendo anche le criptovalute, che finora avevano goduto di una certa morbidezza nei controlli. Due recenti sentenze federali hanno costretto, su impulso dell’IRS, due piattaforme (Circle e Kraken) a comunicare al fisco i dati relativi ai clienti con oltre 20mila dollari di transazioni l’anno tra il 2016 e il 2020. Se infatti i broker tradizionali hanno l’obbligo di comunicare i loro report all'IRS in modo da permettere i controlli fiscali di rito, lo stesso non vale per gli exchange di criptovaluta. Una mancanza che aveva reso appetibili le criptovalute per il riciclo di denaro o per l’evasione fiscale.

Le regole in Italia sono diverse, e manca ancora una legislazione ad hoc. Mentre negli USA le criptovalute sono considerate un asset, l’Italia applica invece le regole per le valute estere (in contraddizione con quanto sostenuto dall’Ocse), secondo l’ultimo orientamento dell’Agenzia delle Entrate. Vuol dire, questo, che, per una persona fisica, se si detengono criptovalute per oltre 7 giorni e per un valore maggiore di 51mila euro, si verrà tassati del 26% sulle plusvalenze in caso di vendita. Ma sotto tale soglia la tassazione è zero, a differenza di tutte le altre alternative di investimento, per le quali invece la tassazione sulle plusvalenze non ha soglia minima.

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