Sotto De Vito, niente. Forza Italia romana punta sull'ex grillino per rimanere in vita

·Giornalista
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Marcello De Vito attends inauguration of the photographic exhibition 'Naked. Disability without adjectives' by Oliviero Toscani, promoted by the Italian Paralympic Committee. on December 03, 2019 in Piazza del Campidoglio.  Rome, Italy. (Photo by Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Marcello De Vito attends inauguration of the photographic exhibition 'Naked. Disability without adjectives' by Oliviero Toscani, promoted by the Italian Paralympic Committee. on December 03, 2019 in Piazza del Campidoglio. Rome, Italy. (Photo by Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Parafrasando un vecchio film dei Vanzina: sotto De Vito, niente. L’operazione per condurre l’ex mister preferenze grillino a Roma tra le braccia di Forza Italia ha dietro la più semplice delle spiegazioni: ad accoglierlo c’è il vuoto. Il partito azzurro capitolino è accreditato nei sondaggi in vista delle amministrative di una forchetta tra il 3 e il 6% mentre a livello nazionale ondeggia tra il 6 e il 9%. Ma nel 2016 prese il 4,7% eleggendo un solo consigliere comunale, Davide Bordoni, quando Forza Italia veleggiava intorno al 15%. Da quel momento in poi, nel Lazio è stato il tracollo: oltre a Bordoni, hanno lasciato il partito 9 consiglieri municipali su 11 e 5 consiglieri regionali su 6 (con però una new entry). Un esodo.

Con questi chiari di luna, è stato Maurizio Gasparri a convincere Antonio Tajani a metterlo in campo: le 6500 preferenze di De Vito, per quanto oggi dimezzate, rappresentano la soglia minima per aspirare a un seggio nell’assemblea (Bordoni fu eletto appunto con 3mila consensi) ed evitare il dissolvimento. Di qui la conferenza stampa con cui l’attuale presidente dell’assemblea capitolina, tuttora implicato in una vicenda di corruzione che nel 2019 lo ha portato in carcere, è stato presentato urbi et orbi. Ma di qui anche il gelo con cui è stato accolto nel partito: la candidatura di De Vito mette una pesante ipoteca sull’unico possibile seggio per gli azzurri. Dove i mugugni sono già cominciati: “Gli hanno regalato il seggio. Va bene, ma così sarà difficile anche riempire le liste per i municipi”.

Il rischio è il fuggi fuggi finale. Inasprito da una campagna elettorale alla fratelli-coltelli. A fine 2019, Bordoni, coordinatore romano, è passato alla Lega dopo 25 anni di militanza tra gli azzurri azzerandone di fatto la presenza nel consiglio comunale: “E’ una questione generazionale, con Salv...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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