Sottosegretari, appetiti e coltelli

Pietro Salvatori
(AP Photo/Bruno Mosconi)

Tesoro, Mise, Interno. E poi le deleghe della presidenza del Consiglio. A poche ore dal Consiglio dei ministri convocato per giovedì alle 15 la scacchiera di viceministri e sottosegretari è tutt’altro che completa. Tra liti furibonde e veleni, premi e compensazioni, equilibri territoriali da mantenere, Partito democratico e Movimento 5 stelle stanno provando a chiudere secondo i desiderata del presidente del Consiglio. “Giovedì va chiuso tutto”, il messaggio recapitato da Giuseppe Conte ai due partiti. Quando nel primo pomeriggio inizia a circolare l’ipotesi di un rinvio a martedì, i telefoni dei leader iniziano a suonare all’impazzata, e riparte la corsa per completare la squadra, ma l’arrivo sembra al momento incerto. Giovedì mattina il premier ha convocato un vertice, per cercare di far quadrare tutto all’ultimo minuto.

I nodi sono ancora molti. Anzitutto le deleghe in mano al premier. Quella sui servizi segreti rimarrà lì, ben salda. L’ipotesi di Vito Crimi non ha mai preso davvero quota, bloccato dalle perplessità dei Democratici così come lo fu da quelle della Lega. Il primo storico capogruppo dei 5 stelle al Senato rischia di rimanere tagliato fuori. Perché Stefano Patuanelli è fermamente deciso a tenere nelle sue mani le telecomunicazioni, così come già fatto dal suo predecessore allo Sviluppo Luigi Di Maio. L’editoria, dunque, finora nelle mani di Crimi, insidiato internamente anche dal pentastellato Emilio Carelli, dovrebbe spettare al Pd In calo le quotazioni di Walter Verini, sarebbe Andrea Martella, molto vicino a Andrea Orlando in pole position per la poltrona, mentre Riccardo Fraccaro è dato alle Riforme, ma su quel sottosegretariato viene dato in corsa anche Roberto Cociancich, ex senatore renziano. Roberto Chieppa, segretario generale di Palazzo Chigi che Conte avrebbe voluto avere in un ruolo più politico, si è tirato fuori dai giochi.

La partita dell’editoria ricasca pesantemente sul Mise, vero campo di...

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