Sottrarre istanti al tempo: un’antologica di Ferdinando Scianna

Sottrarre istanti al tempo: un’antologica di Ferdinando Scianna

Venezia, 31 ago. (askanews) – La fotografia come pratica di vita: difficile pensare altro quando ci si addentra nel lavoro di Ferdinando Scianna, uno dei più importanti fotoreporter al mondo, cui la Casa dei Tre Oci di Venezia dedica una importante antologica, intitolata “Viaggio Racconto Memoria”. Tre parole che hanno dentro di esse una forma di relazione con il tempo, che è l’ospite invisibile di tutta l’esposizione.

“Ogni fotografia di questa mostra, ma io direi ogni fotografia del mio archivio, che sono più di un milione e duecentomila – ha detto Scianna ad askanews – è una fotografia, comprese quelle brutte e, anzi, probabilmente di più quelle brutte, che fa parte del mio album di famiglia, perché io c’ero. Quindi la mia relazione con il tempo di quelle immagini è esistenziale: io c’ero”.

Una testimonianza dunque, ma ovviamente anche altro, soprattutto una riflessione culturale profonda, che passa attraverso la relazione con le persone, ma pure con la storia, la filosofia, la politica. Tanto che quando ci imbattiamo nel ritratto di Roland Barthes viene naturale pensare che la fotografia di Scianna, in qualche modo, arrivi alla fondatività del “grado zero” teorizzata proprio dal pensatore francese. E di questo abbiamo chiesto a Denis Curti, curatore della mostra e direttore artistico dei Tre Oci.

“Per Ferdinando Scianna – ci ha detto – la singola fotografia sembra non esistere; per lui esiste una fotografia dopo l’altra fino a formare un racconto. Credo che da questa mostra e che dalla sua idea di libri, perché qui ai Tre Oci sono raccolti 19 progetti che diventano progetti editoriali su 57 che ne ha fatti, emerga l’idea del racconto”.

Un racconto che ha una forza che cresce attraverso le differenze e sfruttando anche ciò che nelle fotografie, molte delle quali iconiche, in realtà non si vede. “La fotografia – ha aggiunto il fotografo siciliano – è sempre lo stappo di un istante di tempo. Però quella sottrazione di istanti nella continuità del tempo, se sei un fotografo, dà un senso la tuo lavoro e alla fotografia stessa in quanto sua natura: sottrattrice di istanti di tempo significativi”.

E la sottrazione riguarda momenti molto narrativi, come si diceva, ma anche immagini più astratte, che in molti casi sono la messa in scena delle ossessioni del fotografo. “Le sue fotografie – ha aggiunto Curti – nascono dall’ombra, quelle di Cartier-Bresson nascevano dalla luce e dal sole, le sue nascono dall’ombra, perché come tutti i siciliani doveva proteggersi dal sole. Lui dice sempre che quando usciva di casa da piccolo sua madre gli ricordava ogni volta di indossare il berretto, perché altrimenti il sole lo avrebbe reso strano e strambo”.

Una stranezza che, per fortuna, il 76enne Ferdinando Scianna ha coltivato nella sua riflessione sullo sguardo, che la mostra di Venezia, arricchita anche da un bel catalogo edito da Marsilio, ricostruisce fino al 2 febbraio 2020 toccando oltre 50 anni di carriera.