Soundreef, l'alternativa alla Siae che piace ai rapper

Gabriele Fazio
·5 minuto per la lettura

AGI -  Tra fine settembre e inizio ottobre Soundreef, gestore indipendente di diritti d'autore fondata nel 2011, ha annunciato il passaggio sotto la sua ala, per quanto riguarda le royalty relative all'utilizzo online della propria musica, di alcuni dei nomi più importanti della scena hip hop nazionale. A volti già conosciuti del panorama musicale italiano come Fedez, Enrico Ruggeri, J-AX e Gigi D'Alessio, si uniscono, anche se solo per la loro attività in rete, Sfera Ebbasta, Gue Pequeno, Marracash e tanti altri protagonisti di quel genere che ha conquistato negli ultimissimi anni tutte le classifiche specializzate.

Dietro questa mossa, che se non fa tremare perlomeno certifica l'esistenza in Italia di un'alternativa alla SIAE, c'è Davide D'Atri, il Ceo di Soundreef, che ad AGI confessa: “Sono autori che hanno bussato alla nostra porta, non siamo noi che li abbiamo cercati”, il perché però questi artisti abbiano preferito la sua società per la raccolta online (per il resto delle classi di rendicontazione restano artisti Siae), nella sua versione della storia è piuttosto chiaro: “Quando abbiamo iniziato questo era un mondo oscuro, un segmento dove gli autori questi soldi non è che si chiedessero veramente come li guadagnavano, all'inizio avevamo proprio il problema di farci ascoltare, di farli un attimo fermare per dirgli ‘guarda questi numeri, non tornano'. Ora, a distanza di qualche anno, c'è un'attenzione completamente diversa, sono molto attenti, guardano i rendiconti, guardano nel dettaglio, vogliono capire, su altri diritti hanno ancora dubbi, ma ce ne sono alcuni come online, radio, tv e grandi eventi live sui quali non hanno più dubbi: Soundreef paga meglio e paga più velocemente”.

La differenza con Siae in realtà non è poi così sostanziosa in termini di ricavi per un artista, per D'Atri infatti il punto è un altro: “Dal punto di vista di costi di servizio mi sembra che siamo simili perché aldilà di un aggio che è un pochino più alto in una classe e un pochino più basso in un'altra classe, alla fine se vai a fare una media tra noi e Siae è una media davvero molto simile, quello che conta è: quanti soldi ti arrivano nel tuo rendiconto dell'anno, quanto capisci quei soldi come sono stati generati e quanto sei in grado di protestare se quei conti non ti sembrano corretti. E infine la libertà di scelta, che se non mi sta bene qualcosa me ne posso andare da qualcun altro”. 

È chiaro che il passaggio in Soundreef di questi rapper dai numeri altissimi ha anche a che fare con la crisi sanitaria che stiamo vivendo, che ha ragionevolmente bloccato i concerti facendo si che i proventi dagli ascolti sulle piattaforme online, contro cui da anni Siae guida una lotta senza quartiere con in mano la nuova Direttiva sul Copyright che attende di entrare in vigore anche in Italia, diventino la maggiore fonte di reddito per un autore musicale; “Siamo l'unica società che rendiconta mensilmente YouTube, è chiaro che un soggetto come un rapper che ha decine di milioni di stream al mese, se tu gli fornisci i resoconti mensilmente e li paghi ogni tre mesi, invece di rendicontarglieli e pagarli ogni anno, per lui è una differenza finanziaria molto importante, diventa un servizio clamorosamente diverso rispetto alla concorrenza”. 

La scelta di affidarsi a Siae o a Soundreef già da qualche anno serpeggia tra gli autori italiani, questo passaggio esclusivamente per la raccolta online in realtà apre nuovi scenari possibili ma finora poco battuti, come infatti prosegue nella spiegazione lo stesso D'Atri: “I diritti sono sei/sette diversi, è assurdo pensare che una società faccia meglio di un'altra tutti e sette i diritti, è molto probabile che una società faccia bene due/tre/quattro diritti e l'altra faccia bene altri due/tre/quattro diritti, quindi l'autore, il compositore, l'editore, quando sveglio, preparato, professionale, attento e analitico decida di affidare alcuni diritti a un soggetto e altri diritti ad un altro soggetto per massimizzare i propri proventi”. 

Soundreef, come già detto, è stata fondata nel 2011 ma è nel 2016, grazie al passaggio di Fedez, prima popstar a lasciare Siae, che comincia effettivamente la sua avventura che la porterà ad aggiudicarsi anche una serie di nomi di autori magari meno conosciuti al pubblico ma big assoluti del panorama autorale italiano, un esempio su tutti quello del maestro Giancarlo Bigazzi che vanta nel suo repertorio brani come “Rose rosse”, “Lisa dagli occhi blu”, “Montagne verdi”, “Gloria”, “Si può dare di più”, “Cosa resterà degli anni ‘80”, “Gli uomini non cambiano”, “Non amarmi” e “Vaffanculo”, un vero e proprio patrimonio. 

D'Atri comunque non si accontenta: “Siamo al 20% di quello che vogliamo fare” e, anche se non esplicitamente, tende perfino la mano a Siae: “Siamo sempre a fare polemica, questo è meglio di quello, quello è meglio di quell'altro, la causa, la legge…ma noi dobbiamo lavorare sul prodotto, sul servizio. Si può fare, ci sono o ci saranno a breve i mezzi tecnici e amministrativi per arrivare ad una ripartizione in tempo reale al 100% in analitico, e noi siamo al 20% di questo percorso. Io stesso dico che determinate istituzioni sono istituzioni preziose a tutela del diritto d'autore, ma noi ci dobbiamo domandare cosa si può fare da un punto di vista tecnico a beneficio degli autori ed editori” e conclude: “Abbiamo fatto parlare troppo gli avvocati e poco gli ingegneri. Perché sono gli ingegneri che andrebbero fatti parlare nel nostro settore, far ricostruire la catena dall'incasso alla ripartizione agli ingegneri no ai politicanti, questo è un cambiamento molto importante ed è il tipo di cambiamento che abbiamo introdotto, io dico sempre che non siamo geni, siamo gran lavoratori che piano piano si sono messi a ricostruire determinati pezzi, ma se avessimo interrogato i geni avremmo potuto fare qualcosa già da tempo”.