Sovrappeso e obesità hanno un impatto sull’ambiente

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Uno squilibrio incredibile (e inaccettabile): da un lato, 820 milioni di persone non hanno cibo sufficiente per tirare la giornata; da un altro, 2 miliardi ne hanno in abbondanza. E lo sprecano, o lo consumano ma diventano grassi. Denutriti e obesi aumentano di anno in anno, e intanto gli scienziati scoprono che i nostri eccessi sortiscono anche conseguenze ambientali. Un ricerca italiana, coordinata da Mauro Serafini (ricercatore all'Università di Teramo) e pubblicata su Frontiers in Nutrition, infatti, evidenzia come gli alimenti ad alto contenuto calorico siano quelli che utilizzano più terreno, più acqua ed emettono più gas a effetto serra.

Lo studio ha considerato sette regioni della FAO (Food and Agriculture Organization), tra cui è compresa l'Europa, e ha stimato l'eccesso di peso corporeo della popolazione sulla base di alcuni parametri (per esempio, indice di massa corporea e l'altezza) spalmando l'equivalente calorico tra diversi gruppi di alimenti presenti in ogni nazione. Quel che si è ottenuto è lo spreco metabolico di cibo, cioè l'indicatore della quantità extra di alimenti consumati e del loro impatto ambientale. L'Europa svetta negli eccessi, con oltre 39.000 miliardi di tonnellate, seguita da Nord America e Oceania, con oltre 32.000 miliardi di tonnellate.

Più l’indice aumenta, più aumentano anche le emissioni di anidride carbonica. Secondo lo studio, Europa, Oceania e Nord America contribuirebbero alle emissioni di CO2 al pari degl altri continenti (14 volte in più dell'Africa subsahariana). Il 75% delle emissioni deriverebbero dalla produzione di carne, uova, latte e derivati. Le cifre della ricerca riguardanti l'utilizzo dell'acqua e del terreno totali sono invece più difficili da interpretare, sia perché non tengono conto del tempo durante il quale il terreno agricolo viene sfruttato, sia perché considerano la redistribuzione naturale dell'acqua utilizzata.

Va poi tenuto conto che l'indice dello spreco metabolico di cibo è stato calcolato a partire dalla disponibilità totale di alimenti in ogni paese, ma senza calcolare che quelli che contribuiscono a sovrappeso e obesità sono un sottoinsieme dei disponibili. I ricercatori hanno quindi fissato a 21,7 il BMI medio, e hanno successivamente considerato le persone con un indice di massa corporea superiore senza tenere conto di eventuali variazioni di peso nel tempo. Approssimazioni di cui gli autori sono consapevoli: infatti, evidenziano la necessità di condurre ulteriori studi che identifichino più chiaramente gli alimenti su cui formare con maggior precisione questo parametro.