Spaccaossa, dramma pasoliniano a Palermo scritto da Ficarra e Picone

no credit

Da un triste fatto di cronaca di cui sono protagonisti uomini disperati e malavita senza scrupoli nasce 'Spaccaossa', film rivelazione delle Giornate degli autori alla Mostra del cienma di Venezia, che sarà nelle sale italiane dal 24 novembre, distribuito da Luce Cinecittà.

Scritto da Vincenzo Pirrotta insieme a Ignazio Rosato e il duo Salvo Ficarra e Valentino Picone e diretto e interpretato dallo stesso Pirrotta, il film prende origine da un fatto di cronaca: in un magazzino fatiscente vengono frantumate braccia e gambe di persone consenzienti allo scopo di simulare finti incidenti stradali per riscuotere gli indennizzi delle assicurazioni.

Uno spunto forte da cui si parte per poi scavare nell'anima (nera) dei personaggi e raccontare un inferno popolato da esseri miserabili pronti a mutilarsi per pochi soldi, che porta alla luce una parte oscura della periferia di Palermo.

"Pensiamo sia necessario continuare a indagare e descrivere, ciascuno con il suo stile, la crudezza della realtà mantenendo uno sguardo sferzante", hanno spiegato Ficarra e Picone presentando oggi alla Casa del Cinema di Roma la pellicola dal 24 novembre nelle sale, con anteprime nella Capitale, a Milano e a Palermo, di cui i due attori comici firmano la sceneggiatura.

In un magazzino abbandonato, alcuni uomini introducono dei pesi da palestra dentro un trolley che poi fanno precipitare dall'alto di un'impalcatura direttamente sul braccio teso della vittima di turno, dopo averla anestetizzata con del ghiaccio. Scopriamo così che esiste un'organizzazione di 'spaccaossa' con ruoli ben definiti: Vincenzo (Pirrotta) recluta le vittime in cambio di una piccola percentuale: è una pedina del racket, spregiata e sottopagata come i disperati che adesca, disoccupati, indebitati con gli strozzini o - come Mimmo (Filippo Luna) - semplicemente ansiosi di festeggiare con sfarzo la prima comunione della figlia, con tanto di cantante neomelodico in affitto; Francesco (Ninni Bruschetta) mette in scena i finti incidenti e recluta falsi testimoni e la moglie Maria (Simona Malato), che è l'unica persona a provare compassione per queste anime dannate (e corpi rotti) che si ritrova a dover accudire in casa sua; Michele (Giovanni Calcagno) si occupa delle pratiche burocratiche per l'assicurazione; Fasulina (Maziar Firouzi) è l'esecutore materiale delle fratture.

Vincenzo, il protagonista, è duro ma non spietato. Uno dei mutilati più recenti, Machinetta (Luigi Lo Cascio) lo ricatta: è disposto a firmare le pratiche per l'indennizzo solo se riceverà più soldi. Vincenzo non riesce a imporsi sul "cliente" ribelle, e per questo, la banda lo emargina. Nel frattempo, Vincenzo si lega sempre di più a una giovane tossicodipendente, Luisa (Selene Caramazza), una ragazza fragile e sola che l'uomo accoglie in casa sua.

Lei vede in lui una possibilità di riscatto, tra i due sembra nascere un amore, ma il loro futuro è un buco nero: "Siamo due senza arte né parte, siamo nessuno mischiato col niente", le dice Vincenzo, che comincia a non incassare più la sua percentuale e rimane a corto di soldi. Deve trovare al più presto qualcuno da "rompere", e così (su suggerimento della sua amata e perfida madre, incarnata da Aurora Quattrocchi) chiede a Luisa di prestare il suo braccio per la prossima truffa.

Una richiesta mostruosa tanto quanto il dilemma (se accettare o meno) è lacerante. Luisa non sarà la sola a soffrire per questa storia miserabile che coinvolgerà anche un'altra persona a lei cara (Mimmo) e che la getterà nella più grande disperazione. Ma già la moglie di Mimmo (Patrizia, Rossella Leone), come in un coro da tragedia greca, aveva compreso prima di tutti come sarebbe andata la vicenda.

"La cupa vicenda degli 'spaccaossa' - racconta il regista Vincenzo Pirrotta - mi accompagna da quella mattina in cui una notizia di cronaca del giornale radio dell'alba ha conquistato i miei pensieri arrivando ad assumere le fattezze di un cancro da espellere".

"Per farlo - aggiunge Pirrotta - sentivo forte la necessità di raccontarlo. Intanto perché avveniva nel ventre molle di Palermo, la mia città, con tutto il suo feroce incanto, e poi perché man mano che mi addentravo nella storia di cronaca, dapprima per curiosa voglia di sapere e poi con il bisogno di sfogliarne i sostrati, avvertivo sempre più in me la sensazione di compiere una discesa agli inferi".

"Da sempre - conclude l'autore - mi occupo di teatro civile e pensavo di farne un'opera teatrale: è stato poi Salvo Ficarra a convincermi che la storia aveva tutti i crismi per diventare un film. E ho cercato di farne un film pasoliniano, con la speranza che questa caratteristica venga fuori".

Anche grazie all'autore della fotografia, Daniele Ciprì", che dà a Palermo una luce diversa da quella che è nell'immaginario comune. È come se la città fosse ricoperta dal manto nero dell'Addolorata. E alla fine, né 'spaccaossa' né ossa spaccate ne escono vincenti. Né vincitori né vinti, in una storia che non lascia speranza se non quella di un riscatto cristologico.