Spagna, dopo il voto governo più complicato

webinfo@adnkronos.com

All'indomani del voto che ha visto un'importante avanzata dell'estrema destra di Vox, si tirano le somme dei risultati elettorali in Spagna, che rendono più complicata la formazione di un nuovo governo. Il Paese esce dalle quarte elezioni in quattro anni ancora senza una maggioranza chiara in Parlamento e con un quadro politico ancora più precario. 

Con oltre il 99 per cento dei voti scrutinati, il PSOE di Pedro Sanchez ha infatti conquistato 120 seggi, tre in meno delle ultime elezioni in aprile e lontano dalla maggioranza parlamentare di 176 necessari per formare un governo da solo. "Il nostro progetto è quello di formare un governo stabile e di fare politica per il popolo spagnolo, quindi voglio chiamare tutti i partiti politici in modo che agiscano responsabilmente per sbloccare la situazione politica in Spagna", ha detto il leader socialista. 

Ma la strada per restare alla Moncloa con una maggioranza chiara appare in salita, a meno di non formare un governo di coalizione con il Partito Popolare di Pablo Casado. "Abbiamo dimostrato di essere forti", ha il leader del PP, aggiungendo che il suo partito gode di "un buon risultato elettorale", avendo ottenuto 88 seggi, rispetto ai 66 seggi delle precedenti elezioni. 

Il vero vincitore delle elezioni di domenica è stato senza dubbio Vox che, beneficiando soprattutto della crisi in Catalogna, ha preso il 15,2% dei voti, pari a 52 seggi - più del doppio di quelli ottenuti sette mesi fa (24) - che lo posizionano come terza forza politica in Spagna.  

Sanchez senza maggioranza, boom di Vox 

A chiedere l'alleanza tra socialisti e popolari anche il quotidiano 'El Mundo', per il quale "gli interessi generali della Spagna esigono una grande coalizione fra Psoe e Pp". "La vittoria socialista è chiara quanto la crescita del Pp. Pertanto, solo un grande accordo di forze costituzionaliste, con vocazione riformista e lo spirito di concordia inerente alla genesi della nostra democrazia permetterà di superare il blocco", scrive l'autorevole quotidiano madrileno, secondo il quale la grande coalizione "è una formula inedita per il nostro paese, ma assolutamente necessaria". Il voto ha prodotto "uno scenario politico più instabile, più frammentato e più ingovernabile", scrive ancora il quotidiano, accusando Sanchez di "irresponsabilità", "tatticismo" e "frivolezza" per aver preferito tornare alle urne invece che esplorare la possibilità di un accordo con Ciudadanos, mentre il paese si trovava ad affrontare la sfida secessionista catalana e si accumulavano i segnali di decelerazione economica.  

Ciudadanos, che si era rifiutato di andare al governo con Il Psoe di Pedro Sanchez- i due partiti avrebbero avuto la maggioranza in parlamento - è il partito che da queste elezioni esce con le ossa rotte. Con una perdita di due milioni e mezzo di voti, ottiene solo dieci deputati, rispetto a 57 di aprile, e diventa il sesto partito, superato dall'estrema destra di Vox , la sinistra radicale di Podemos e i separatisti catalani dell'Erc. 

Un crollo che ha portato alle dimissioni del leader Albert Rivera . L'avvocato catalano, prossimo a compiere 40 anni, ha annunciato le sue dimissioni alla Commissione Esecutiva del partito, secondo quanto riferiscono i media spagnoli. Sarà un congresso straordinario, la cui data ancora non è stata scelta, a decidere chi guiderà Ciudadanos, partito finora sempre guidato da Rivera. Un nome possibile per la successione è la portavoce Ines Arrimada, ma si tratta di una personalità molto vicina Rivera che finora ne ha condiviso tutte le scelte.