Spagna, oggi ultima chance per Sanchez: prosegue negoziato serrato

Coa/Mgi

Roma, 25 lug. (askanews) - Un governo - forse - di sinistra facendo appello ai voti - sia pure astenuti - della destra: oggi, giorno dell'ultimo e decisivo voto delle Cortes, si deciderà il destino di Pedro Sanchez, ma la sua equazione per tornare alla Moncloa sembra più impossibile che improbabile e per la Spagna si avvicina ancora una volta lo spettro di nuove elezioni dopo un'investitura fallita, un remake in salsa socialista di quanto visto già tre anni fa con il conservatore Mariano Rajoy.

Il voto è previsto alle 14. A differenza di martedì, quando era richiesta la maggioranza assoluta del Congresso (176 voti su 350), oggi per l'investitura è sufficiente un maggioranza semplice dei voti (esclusi gli astenuti). Ma per Sanchez non sarà facile ottenerla. Al primo voto il leader socialista aveva ottenuto 124 preferenzse, mentre 170 deputati avevano votato contro e Podemos si era astenuta.

E così, mentre continuano i negoziati con Unidas Podemos per trovare una formula che permetta di varare un esecutivo presuntamente progressista (con i socialisti che insistono su una presenza del partito di Pablo Igelsias più limitata possibile) Sanchez continua - e continuerà fino agli ultimi istanti - a far passare il messaggio di essere costretto a cercare alleanze a sinistra solo perché la destra non è disposta a dargli una mano.

Il motivo di questo aiuto sarebbe il "senso di responsabilità" di cui lo stesso Psoe aveva dato prova tre anni fa finendo per astenersi e dando via libera a Rajoy, un favore che la destra nelle sue varie articolazioni più o meno estreme non è affatto intenzionata a ricambiare avendo anzi tutto da guadagnare da un eventuale ritorno alle urne.

Di fatto, nel suo discorso all'apertura del dibattito di investitura in oltre due ore Sanchez è riuscito a non menzionare mai coloro che un anno fa lo avevano portato al governo grazie all'appoggio alla sua mozione di censura: non solo Podemos, ma anche i nazionalisti e indipendentisti baschi e catalani, i cui voti (o per lo meno la cui astensione) potrebbero di nuovo rivelarsi decisivi.