Spagna, Sanchez chiede fiducia al suo governo: contro la disunione

Cgi

Roma, 22 lug. (askanews) - Il fascinoso premier uscente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, 47 anni, ha speso poco meno di due ore per chiedere la fiducia del Parlamento per un nuovo esecutivo, dopo la vittoria alle elezioni dello scorso 28 aprile. Nel suo discorso, il leader socialista, inconfondibile con il suo ciuffo di capelli brizzolati, ha presentato alcune proposte per la XIII legislatura: da una riforma costituzionale per evitare blocchi nella formazione dell'Esecutivo, a misure in materia di istruzione, ambiente o lavoro. E si è scagliato contro chi "fomenta la disunione, la disgregazione, la divisione in Spagna, tanto più che ci troviamo in Ue". Oltre a un appello alla sinistra di Podemos.

Sanchez, convincente e ormai più maturo di quando arrivò al primo mandato il 2 giugno 2018, ha parlato di un "progetto di rigenerazione nazionale, di ispirazione europeista" e ha pure assicurato che, se riesce a essere eletto, il suo governo promuoverà un accordo affinché l'investimento in istruzione raggiunga il 5% del PIL (la media dei paesi europei è del 5,04%), il che supporrebbe un totale di 9.000 milioni di euro in più, circa 1.200 all'anno. La spesa nel 2017 ha superato 49.400 milioni di euro. Non è una nuova misura: il PSOE ha già preso in considerazione questo obiettivo entro il 2025 nel suo programma elettorale.

La prima votazione sarà nel pomeriggio di domani, dopo il dibattito con le altre parti, attulmente in corso, e richiederà la maggioranza assoluta della Camera (176) per eleggere Sanchez premier, l'unico candidato. Se non ottiene la maggioranza assoluta, come previsto, la seconda votazione si svolgerà dopo 48 ore, giovedì, e in questo caso il candidato ha bisogno solo di più "sì" che "no", ovvero della maggioranza relativa.

Alle 20:30 locali si conclude la prima giornata di dibattito, per continuare domani mattina. Questa sessione plenaria potrebbe portare, finalmente, all'inizio della XIII legislatura; è stata approvata all'unanimità dagli otto gruppi politici presenti nel Consiglio dei portavoce. È anche la prima sessione plenaria ad essere presieduta dal nuovo presidente del Congresso dei Deputati, la socialista catalana Meritxell Batet, quasi due mesi dopo la costituzione delle Camere il 21 maggio scorso. Da allora non ci sono state sessioni plenarie, né sessioni di controllo.