Sparò e uccise il ladro, a fine febbraio decisione su archiviazione

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Si terrà il 24 febbraio 2021 l'udienza preliminare davanti al giudice del Tribunale di Arezzo, Fabio Lombardo, per decidere sulla richiesta di archiviazione per il gommista Fredy Pacini di Monte San Savino avanzata dalla Procura aretina guidata dal procuratore Roberto Rossi.

Nella notte del 28 novembre 2018, mentre dormiva nella sua officina perché esasperato dai numerosi furti subiti, Pacini venne svegliato dai rumori che provenivano dalla porta che venne rotta da alcuni malviventi, e allora fece fuoco con la pistola regolarmente detenuta: due proiettili raggiunsero il moldavo Vitalie Mircea Tonjoc e un colpo risultò mortale.

La Procura ha chiesto nuovamente al giudice di archiviare il caso, agli inizi dello scorso novembre, in base alla scriminante della "legittima difesa putativa". Il giudice Lombardo a fine febbraio sarà chiamato così per la seconda volta a decidere se archiviare oppure no l'accusa di "eccesso di legittima difesa" che pende sul sessantenne gommista per aver ucciso il ladro. La stessa richiesta di archiviazione era stata già avanzata una prima volta dal pm Andrea Claudiani, trasferito di recente alla Procura di Perugia. Ma il gip del Tribunale aveva respinto la proposta ordinando un supplemento di indagini di sei mesi, che all'inizio dell'autunno sono terminate. La sorella del moldavo ucciso si è sempre opposta alla richiesta di archiviazione.

Le nuove indagini hanno riguardato alcuni aspetti come la disattivazione del sistema di allarme nella ditta, l'utilizzo del puntatore laser, il riflesso della torcia in mano al ladro, la presenza di una porta blindata dietro la quale ripararsi senza sparare (non c'era porta blindata, è emerso), la possibilità del ladro di trascinarsi fuori benché ferito nel piazzale dove stramazzò.

Attraverso periti e inquirenti la Procura ha fornito risposte integrative al giudice, senza però modificare la propria impostazione: e cioè che Fredy non può essere condannabile per l'uccisione del moldavo sostenendo che vada applicata la scriminante della legittima difesa putativa: sarebbe cioè perdonabile il suo comportamento perché, benché non fosse sottoposto ad una diretta minaccia, in quel momento si sentì in pericolo di vita: era solo, di notte, senza vie di fuga e pensò che i ladri, muniti di piccone, fossero armati.