Fredy Pacini sparò e uccise ladro, giudice archivia

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Fredy Pacini non sarà processato. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Arezzo, Fabio Lombardo, ha archiviato il caso del gommista di Monte San Savino (Arezzo) che nella notte del 28 novembre 2018 sparò e uccise il moldavo Vitalie Tonjoc Mircea, entrato per rubare nella sua officina. Due proiettili raggiunsero il ladro e un colpo risultò mortale.

Il provvedimento del gup è stato depositato oggi. L'archiviazione per Pacini poggia non sulla vecchia ma sulla nuova legge introdotta quando Matteo Salvini era ministro dell'Interno nel governo. Il giudice Lombardo ha applicato il comma 55 della riforma, in relazione all'eccesso colposo di legittima difesa, dove si legge che "la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all'articolo 61 primo comma n 5 ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto".

"Ho sempre confidato nella giustizia e sono soddisfatto che il giudice abbia creduto alla mia versione dei fatti sulla base delle indagini condotte. E' stato riconosciuto che non potevo fare diversamente in quel frangente di profondo turbamento": così Pacini, riferisce l'Adnkronos, ha accolto l'ordinanza di archiviazione. "Il giudice ha riconosciuto che Pacini non si è fatto giustizia da solo, ma che si è difeso legittimamente", ha detto all'Adnkronos l'avvocato Alessandra Cheli. "E' stata riconosciuta la scriminante del grave turbamento come prevede la riforma della legge sulla legittima difesa", ha aggiunto il legale. "Sono molto contenta e soddisfatta - ha spiegato Cheli - che sia stata applicata dal giudice la riforma della legittima difesa che ha previsto il grave turbamento come una scriminante a tutti gli effetti. E' il riconoscimento che in quel frangente Pacini non avrebbe potuto agire altrimenti da come ha fatto. Il giudice non ha invece applicato la vecchia legge sulla legittima difesa putativa, ribaltando così completamente l'ipotesi che era emersa nella prima parte dell'inchiesta. La mia pertanto è una soddisfazione personale e professionale di natura giuridica".

Pacini dormiva nella ditta da tempo, perché esasperato dai furti subiti in precedenza e, svegliato nella notte dai rumori, si alzò dal letto nella camera ricavata sul soppalco. Con la pistola regolarmente detenuta esplose cinque colpi verso l'ingresso dove i malviventi con il piccone avevano infranto la vetrata. Secondo il giudice Lombardo non è verosimile che il ladro fu colpito senza rendersi conto che il proprietario si era accorto della sua presenza e probabilmente aveva anche gridato di andarsene. Sempre secondo il giudice a colpire il 29enne moldavo fu un proiettile di rimbalzo e non uno diretto come stabilisce la perizia. Ad ogni modo, pur qualificando l'azione come eccesso colposo, Pacini non è punibile per "l'oggettivo turbamento" dovuto al fatto di essere solo, di notte, senza via di uscita, dinanzi a persone armate e senza che potessero intervenire le forze dell’ordine in tempo utile.

La procura di Arezzo, con il pm Andrea Claudiani prima e con il procuratore Roberto Rossi poi, aveva per due volte chiesto l'archiviazione facendo leva sulla vecchia legge con la "legittima difesa putativa" e anche riferendosi alla legge del 2019.

Nel corso dell'udienza del 24 febbraio scorso, il procuratore Roberto Rossi (che aveva ereditato il fascicolo del sostituto Andrea Claudiani, nel frattempo trasferito a Perugia) ha formalmente illustrato la seconda richiesta di archiviazione in quanto, secondo la tesi della Procura, il gesto di Pacini andava classificato come "legittima difesa putativa".

Dopo il primo rigetto della richiesta di archiviazione da parte del gup, la Procura aretina aveva disposto nuove indagini, che hanno riguardato alcuni aspetti come la disattivazione del sistema di allarme nella ditta, l'utilizzo del puntatore laser, il riflesso della torcia in mano al ladro, la presenza di una porta blindata dietro la quale ripararsi senza sparare (non c'era porta blindata, è emerso), la possibilità del ladro di trascinarsi fuori benché ferito nel piazzale dove stramazzò.

Attraverso periti e inquirenti la Procura aveva fornito risposte integrative al giudice, senza però modificare la propria impostazione: e cioè che Fredy non poteva essere condannabile per l'uccisione del moldavo sostenendo che vada applicata la scriminante della legittima difesa putativa: sarebbe cioè perdonabile il suo comportamento perché, benché non fosse sottoposto ad una diretta minaccia, in quel momento si sentì in pericolo di vita: era solo, di notte, senza vie di fuga e pensò che i ladri, muniti di piccone, fossero armati.

L'attività di Pacini era stata visitata più volte dai ladri prima della tragica notte del 28 novembre 2018. Il gommista ha sempre atteso con fiducia la conclusione del procedimento e la cittadinanza di Monte San Savino è sempre stata al suo fianco con lo slogan #iostoconfredy. Anche il leader della Lega Matteo Salvini, fin dall’inizio della vicenda è stato al fianco di Pacini, e gli ha fatto visita, come anche Giorgia Meloni, esprimendogli a più riprese vicinanza.

"Una bella notizia ogni tanto! Grazie alla nuova legge sulla legittima difesa voluta dalla Lega (che esclude la punibilità per chi abbia salvaguardato la propria incolumità in uno 'stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo') è stato archiviato il caso di Fredy Pacini, il gommista di Monte San Savino (Arezzo) che si difese nella sua azienda - bersagliata dai furti - sparando e purtroppo uccidendo un ladro". Lo scrive su Twitter Matteo Salvini. "Dopo quasi tre anni finisce l'incubo giudiziario, sono davvero felice per Fredy e i suoi cari, spero di poter tornare presto a trovarli e abbracciarli: giustizia è fatta!", conclude il leader della Lega.