Spari all'aeroporto di Kabul. Talebani: "Se Usa restano dopo 31/8 reagiremo"

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- (Photo: US MARINES via via REUTERS)
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“Il presidente Biden ha annunciato che ritireranno tutte le loro truppe entro il 31 agosto. Se estendono questo termine vuol dire che stanno prorogando l’occupazione: è una linea rossa e se lo faranno ci saranno conseguenze”. È l’avvertimento del portavoce dei talebani, Suhail Shaheen. “Se gli Stati Uniti o il Regno Unito - ha continuato - dovessero cercare più tempo per continuare le evacuazioni, la risposta è no”, ha detto ancora il portavoce all’emittente britannica. Commentando le immagini di disperazione di chi cerca di scappare dal Paese, Shaheen ha liquidato il fenomeno come “migrazione economica” assicurando che “non è perché sono preoccupati o spaventati”.

Sulle persone che hanno lasciato il Paese, o che vogliono andarsene, dice: “Vogliono risiedere nei paesi occidentali e questa è una sorta di migrazione economica perché l’Afghanistan è un paese povero e il 70% della popolazione afgana vive sotto la soglia della povertà, quindi tutti vogliono stabilirsi nei paesi occidentali per avere una vita prospera”.

“Le donne? Gli stessi diritti, ma con un hijab”

Sui diritti delle donne il portavoce dei talebani ha detto: “Non perderanno nulla”. “Solo se non indosseranno l’hijab - ha poi aggiunto - Le donne devono avere gli stessi diritti che hanno nel vostro Paese, ma con un hijab”. E poi ancora, a dispetto di molte denunce, ha sostenuto: “Le insegnanti hanno ripreso il lavoro. Non hanno perso nulla. Le giornaliste hanno ripreso a lavorare. Non hanno perso nulla”. Il portavoce dei Talebani ha anche bollato come “fake news” le notizie di scuole chiuse in alcune province dell’Afghanistan e le accuse ai Talebani per rastrellamenti casa per casa. “Molte notizie diffuse dai nostri avversari affermano cose - ha detto - che non si basano sulla realtà”.

Spari all’aeroporto di Kabul

Sono ancora tantissimi gli afghani che, dopo il ritorno degli estremisti, cercano di raggiungere l’aeroporto di Kabul per andare via dal Paese. Nei pressi dello scalo c’è stato uno scontro a fuoco tra soldati afghani e un gruppo di persone armate non identificate. Il bilancio è di un soldato afghano morto e tre feriti. Allo scontro hanno partecipato anche soldati tedeschi e americani. Lo riferiscono le forze armate tedesche.

Haqqani, il “terrorista globale”, agli afghani: “Restate, garantiremo sicurezza”

Intanto dai talebani arriva l’invito alla popolazione a restare: Khali Ur-Rahman Haqqani, che gli Stati Uniti e l’Onu considerano un “terrorista globale” e sul quale pende da 10 anni una taglia Usa da 5 milioni di dollari, si unisce ai portavoce del movimento che dalla presa di potere in Afghanistan stanno cercando di modificare la loro terribile immagine. In un’intervista al canale tv qatarino Al Jazeera, Haqqani fa un appello agli afghani chiedendo di non partire, spiegando che il motivo dell’“ostilità” dei talebani “era l’occupazione: c’era una superpotenza che veniva dall’esterno per dividerci. Ci hanno imposto una guerra. Non abbiamo ostilità con nessuno, siamo tutti afghani”.
“Se siamo riusciti a sconfiggere le superpotenze - ha aggiunto - sicuramente possiamo fornire sicurezza al popolo afghano”, ha detto Haqqani, che è fra l’altro un veterano della guerra contro i sovietici.

Haqqani ha poi ricordato i recenti incontri con l’ex presidente Karzai, con Abdullah Abdullah, un membro della resistenza contro il governo iniziale dei talebani negli anni ’90, e con Gul Agha Sherzai, l’ex ministro dei confini e degli affari tribali, in segno della disponibilità dei talebani a mettere insieme tutti gli afghani. “Karzai è stato in guerra con noi per 13 anni, ma alla fine abbiamo assicurato anche a lui la sua sicurezza”, ha detto. Haqqani ha aggiunto che la sicurezza sarà garantita “a tutte le persone che hanno lasciato il Paese”, a partire dall’ex presidente Ghani, e che il movimento è al lavoro per convincere gli afghani a non fuggire, ma l’impresa è resa difficile dalle notizie infondate di abusi e violenze: “il mondo intero cerca di ingannare gli afghani”. “Non possiamo costruire l’Afghanistan dall’esterno”, ha concluso rivolgendosi a chi vuole partire.
“Gli estranei non possono costruire la nazione per noi. Tutto quello che hanno fatto è distruggerlo”.

Massoud rilancia la resistenza: “Non mi arrenderò”

L’avanzata dei talebani è stata inarrestabile, eppure in una provincia, il Panshir, è stata organizzata la resistenza. A guidarla è Ahmad Massoud, il leader della resistenza e figlio del leggendario ‘leone del Panshir’: “Abbiamo perso una battaglia, ma non la guerra, e io sono più determinato che mai”, dice in un’intervista al filoso francese Bernard-Henri Lévy pubblicata su ‘La Repubblica’. Massoud sottolinea che “non se ne parla di abbandonare la lotta; anzi, la nostra resistenza, qui nel Panshir, è appena iniziata”.

“Nessuna resa, confermo. Preferirei morire, piuttosto che arrendermi.
Sono figlio di Ahmad Shah Massud: ‘resa’ è una parola che non esiste, nel mio dizionario”, sottolinea. Comunque con i talebani si può parlare. “Parlare, è una cosa. Parlare si può. In qualsiasi guerra si parla. E mio padre ha sempre parlato con i nemici. Sempre. Persino nei momenti di guerra più aspri. Arrendersi però è un’altra cosa. E le ripeto che non se ne parla, non ci arrenderemo, né io né i miei uomini. Non se ne parla proprio”, aggiunge. “Io sono un uomo di pace e voglio il bene del mio popolo. Pensi se i talebani si mettessero a rispettare i diritti delle donne, delle minoranze; e la democrazia, le basi di una società aperta e tutto il resto. Perché rinunciare a dire loro che tali principi avrebbero effetti positivi su tutti gli afghani, talebani compresi? Tuttavia ripeto, e torno a ripetere, che non accetterò mai una pace imposta, il cui unico merito sia l’apporto di stabilità. La libertà e i diritti umani sono beni di un valore incalcolabile, non si possono barattare con la stabilità di una prigione”.

“I talebani - osserva - sono pericolosi. Hanno fatto man bassa nei depositi d’armi degli americani. E non posso certo dimenticare l’errore clamoroso, che rimarrà nella storia, di coloro a cui, fino a otto giorni fa, a Kabul, ho chiesto armi e me le hanno negate. E quelle armi, quell’artiglieria, gli elicotteri, i carri armati di fabbricazione americana, oggi sono finiti proprio nelle mani dei talebani! Le montagne del Panshir, però, hanno una lunga tradizione di resistenza. Né i talebani, prima del 2001, né i sovietici, prima di loro, sono riusciti a violare questo santuario. Credo che anche per oggi continuerà a essere così”. Massoud continua a nutrire speranza: “sì. Restiamo saldi nella tempesta, e il vento finirà per soffiare a nostro favore. Lo farà con più forza se riceveremo aiuto”. I resistenti del Panshir, aggiunge, “sono uno scudo contro la barbarie.
E non soltanto per il popolo afghano, ma per i liberi cittadini del mondo intero”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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