Spazio, c’è anche un po’ d’Italia sul James Webb Space Telescope

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Servizio di Pino Di Feo

Montaggio: Gualtiero Benatelli

Kourou, 19 nov. (askanews) – Insieme al ritorno dell’uomo sulla Luna è, probabilmente, uno degli eventi aerospaziali più attesi di questo decennio. Parliamo del lancio del James Webb Telescope (JWST), il telescopio orbitante, erede di Hubble che indagherà gli angoli più estremi dell’universo, con un’accuratezza mai raggiunta prima.

La partenza dal centro spaziale di Kourou, in Guyana francese, è prevista per il 18 dicembre 2021, con un lanciatore Ariane 5 di ArianeSpace. Il JWST, realizzato dalla statunitense Northrop Grumman, volerà fino al punto lagrangiano L2, a circa 1 milione e mezzo di Km dalla Terra, dove le forze d’attrazione gravitazionale del Sole e del nostro pianeta si annullano a vicenda e da dove il telescopio scandaglierà lo Spazio – e il Tempo – per scoprire i segreti più reconditi del Cosmo e capire come si siano formate ed evolute le galassie, compresa la nostra Via Lattea.

Per farlo userà uno specchio di 6 metri e mezzo di diametro, composto da 18 segmenti esagonali, protetti da uno scudo termico di 5 strati di Krapton e una serie di sofisticati strumenti.

Una vera e propria rivoluzione nel campo della ricerca aerospaziale, alle quale ha dato il suo importante contributo anche l’Italia, attraverso l’azienda Leonardo che ha realizzato alcuni elementi chiave dello spettrografo NIRSpec (Near Infrared Spectrograph), di responsabilità dell’ESA e i sensori d’assetto del telescopio.

Askanews ne ha parlato con Enrico Suetta, CTO Spazio e Optronica di Leonardo.

“Lato strumentazione scientifica – ha spiegato Suetta- per NIRSpec, il grande spettrometro a immagine nell’infrarosso, Leonardo ha fornito il Refocusing Mechanism Assembly (RMA), per migliorare la qualità delle immagini che sposta due grandi specchi, lungo la corsa di 6 mm, con un posizionamento migliore di 5 centesimi di millimetro e lavorando a una temperatura di circa -250° C. I due grandi specchi sono stati anch’essi progettati e prodotti dalla Leonardo, lavorati meccanicamente e otticamente nella propria officina di Campi Bisenzio a Firenze e poi sottoposti a un processo finale di levigatura ottica, estremamente sofisticato, presso il laboratorio di Merate e l’osservatorio astronomico di Brera. In questo modo si ottiene uno spostamento della superficie riflettente degli specchi di poche decine d’atomi da quella ideale”.

“Lato piattaforma – ha concluso Suetta – Leonardo ha fornito i sensori di assetto di bordo che possiamo definire le bussole per l’orientamento del grande telescopio nello Spazio. Tre sono sensori di assetto stellare (Autonomous Star Tracker – A-STR) e due sono sensori di Sole (Smart Sun Sensor – SSS), a seconda del corpo celeste che viene utilizzato come riferimento. Inoltre, uno di questi sensori di assetto stellare verrà utilizzato dal grande telescopio James Web come ausilio alla sua stabilità e precisione di puntamento, per ottenere quel livello di osservazione astronomica che non ha mai avuto precedenti sino ad oggi”.

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