Spazio, primi dati dal telescopio Mini-Euso attivato da Parmitano

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Roma, 4 feb. (askanews) - L'esperimento spaziale Mini-EUSO (Multiwavelength Imaging New Instrument for the Extreme Universe Space Observatory) lanciato nell'agosto 2019 e attivato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dall'astronauta dell'ESA Luca Parmitano a inizio ottobre, ha raccolto i suoi primi dati.

Mini-EUSO è un telescopio per raggi ultravioletti sviluppato da una collaborazione internazionale guidata dall'INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dal Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma Tor Vergata, e coinvolge varie sezioni e istituzioni nazionali ed internazionali. L'esperimento è uno dei sei selezionati dall'Agenzia Spaziale Italiana per la missione dell'Agenzia Spaziale Europea "Beyond" a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Tra i primi dati di Mini-EUSO spicca l'osservazione di vari ELVES, (Emission of Light and Very low frequency perturbations due to Electromagnetic pulse Sources), una classe di fulmini nell'alta atmosfera. Si ritiene che una scarica temporalesca a circa 20 km di altezza - si legge sul sito dell'INFN - produca un'onda elettromagnetica che si propaga verso l'alto e raggiunge la ionosfera, a 100 km di altezza, eccitandone le molecole di azoto. L'interazione tra l'onda sferica e lo strato piano della ionosfera produce una serie di anelli che possono espandersi sino a raggiungere dimensioni di varie centinaia di chilometri. Oltre alle grandi dimensioni, l'evento è estremamente veloce e dura meno di un millisecondo, inoltre gli anelli sembrano espandersi a velocità superiori a quella della luce. Si tratta però di una velocità apparente: ciascun anello non è causalmente connesso agli altri ma solo alla scarica elettromagnetica iniziale. Non sono quindi come gli anelli che si formano gettando il sasso in uno stagno, per cui ciascun anello ne genera un altro più grande, ma i vari anelli possono generarsi quasi contemporaneamente e sembra così che si espandano a una velocità apparentemente superiore a quella della luce.

Mini-EUSO è riuscito ad osservare vari eventi di ELVES, misurandone l'espansione con una risoluzione di 6 km. Dallo studio dettagliato delle loro caratteristiche si spera di poter far luce sui fenomeni che producono questi elusivi eventi. Oltre all'osservazione di ELVES, Mini-EUSO ha osservato decine di meteoriti, cercando tra essi la presenza di oggetti interstellari e sta effettuando la prima mappa notturna della Terra nell'ultravioletto, studiando le emissioni di natura sia antropica, che di bioluminescenza. L'apparato sta anche cercando segnali di raggi cosmici di altissima energia, particelle la cui esatta origine è ancora dibattuta e che si presume provengano da altre galassie.

"Le osservazioni effettuate con Mini-EUSO dall'astronauta Luca Parmitano e dai cosmonauti russi hanno mostrato il corretto funzionamento dello strumento e stanno fornendo una mole di dati che per qualità e quantità supera le nostre più rosee previsioni", racconta Marco Casolino, primo ricercatore presso la sezione INFN di Roma Tor Vergata. "Questi primi risultati - conclude - saranno oggetto di pubblicazioni scientifiche e la tecnologia sviluppata per Mini-EUSO sarà utilizzata in future missioni spaziali e su palloni stratosferici, come il progetto NASA SPB-2 (Super Pressure Balloon flight 2) il cui lancio è previsto dalla Nuova Zelanda per il 2022".

Mini-EUSO osserva la Terra registrando le emissioni ultraviolette di origine cosmica, atmosferica e terrestre. Una delle caratteristiche principali dell'apparato è la capacità di effettuare osservazioni su diverse scale temporali, da qualche microsecondo in su, e di poter correlare i dati nell'ultravioletto con quelli provenienti da due telecamere supplementari, sensibili nelle bande del visibile e del vicino infrarosso. L'ottica a lenti di Fresnel e la superficie focale basata su fotomoltiplicatori multianodo consentono di raggiungere una sensibilità senza precedenti, permettendo di rivelare ciascun fotone emesso in un campo di vista di 40 gradi, corrispondente ad un campo visivo di 260km per 260km, con una frequenza di 400.000 immagini al secondo. Il telescopio osserva la Terra dal modulo russo Zvezda della ISS ed è stato attivato lo scorso ottobre da Luca Parmitano e dai suoi colleghi russi.