Spd superata nei sondaggi, il "semaforo" di Scholz segna rosso

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AGI - Luce rossa per il semaforo di Olaf Scholz. Per la prima volta dal luglio dell'anno scorso i socialdemocratici del cancelliere subiscono in un sondaggio il sorpasso di Cdu/Csu: stando al rilevamento di YouGov, l'Spd perde rispetto allo scorso 17 dicembre ben quattro punti al 23% dei consensi, con l'unione conservatrice che segna invece un rialzo di 3 punti al 26%. In calo di un punto i Verdi al 15% e cedono due punti all'8% i liberali. In aumento anche le altre forze dell'opposizione: un punto in più al 12% per l'ultradestra dell'Afd, due punti all'8% per la Linke.

Le difficoltà dei socialdemocratici sono confermate anche in un sondaggio Fgw realizzato per il secondo canale pubblico Zdf, dove il partito del cancelliere non va oltre il 24% lasciando sul terreno tre punti, mentre la Cdu/Csu ne guadagna uno al 23%. Qui i Verdi di Robert Habeck e Annalena Baerbock, contrariamente al rilevamento YouGov, guadagnano due punti al 18%, mentre l'Fdp del ministro alle Finanze Christian Lindner ne cede uno al 10%. In crescita di un punto la sinistra della Linke al 7%, rimane stabile al 10% l'Afd.

Comprensibilmente, i cristiano-democratici di Friedrich Merz – fresco neo-leader del partito che fu di Adenauer e Kohl – festeggiano, in parte cavalcano l'effetto novità. Ma che la coalizione ‘semaforo' (Spd, Verdi e liberali) sia sotto pressione su più fronti non è un mistero per nessuno, ed è una difficoltà che evidentemente ha iniziato a riflettersi anche sull'umore degli elettori.

Per esempio al capitolo pandemia: feroci polemiche e malumori sono emersi quando si è deciso di abbreviare di colpo lo status di guariti dal Covid da sei mesi a soli tre mesi, con l'effetto di rendere ancora più complicata l'applicazione delle regole del ‘2G', ossia accesso agli spazi pubblici solo ai vaccinati e ai guariti.

Questo mentre al Bundestag è iniziato il dibattito sull'introduzione dell'obbligo vaccinale, dove anche all'interno dei partiti della coalizione coabitano posizioni diverse: tanto che la posizione ufficiale del governo è che una proposta di legge debba nascere al “centro” del parlamento. Inoltre, a molti commentatori è parsa debole la scelta emersa all'ultimo vertice tra l'esecutivo ed i Laender: nessuna nuova restrizione e nessun allentamento. Tutto fermo.

Poi c'è il tema Ucraina, e anche qui sono dolori per il ‘semaforo'. E' sempre Merz che attacca Scholz e l'Spd affermando che “evidentemente hanno posizioni molto poco chiare nei confronti della Russia” e accusandoli di un deficit di leadership, che non verrebbe espressa “né in Germania, né in Europa”. Non solo: in un'intervista alla Welt, il successore di Armin Laschet ha toccato anche un tema delicato per la Germania, come quello della pipeline Nord Stream 2: “Ci siamo resi troppo dipendenti dal gas russo”. E nel caso di un'invasione russa, “è escluso” che la pipeline possa entrare in funzione.

Ma le critiche arrivano anche dall'esterno del Parlamento: "Giornalisti, analisti e politici ucraini si chiedono cosa stia succedendo alla Germania”, scrive la Zeit, secondo cui “la differenza tra il 2022 ed il 2014 è clamorosamente ampio”.

Per rincarare la dose, il giornale cita una fonte diplomatica di Kiev, a detta della quale sette anni fa, a fronte dell'aggressione russa, “Angela Merkel riuscì a unificare l'Europa, portando l'Ue a decidere sanzioni e ottenne una tregua che scongiurò il peggio. Questo mentre oggi dalla cancelliera si sentono solo tentennamenti”.

A peggiorare le cose la storia dei 5.000 elmetti militari che Berlino ha annunciato di voler inviare a Kiev come “concreto gesto di sostegno” nella crisi con la Russia: “Una barzelletta”, l'ha definita il sindaco della capitale ucraina, Vitali Klitschko, ex campione di boxe. “Imbarazzante”, è il verdetto di Norbert Roettgen, ex sfidante di Merz alla guida della Cdu e soprattutto per lungo tempo presidente della Commissione esteri del Bundestag.

E' lo Spiegel, invece, a riferire di un messaggio confidenziale dell'ambasciata Usa a Berlino inviato al ministero degli Esteri tedesco, che inizia con le parole: “Berlino, abbiamo un problema”. In pratica, così Washington, il governo Scholz è considerato un “freno” nel tema delle sanzioni verso Mosca.

Tornando ai sondaggi, è interessante notare che anche a livello di popolarità dei singoli politici sia ancora Angela Merkel la prima della classifica, sempre secondo il rilevamento Fgw della Zdf. Dove Olaf Scholz si deve accontentare a condividere il secondo posto con il ministro alla Sanità Karl Lauterbach.

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