Specializzazione in Medicina 2020, salta la graduatoria

Livia Paccarié
·4 minuto per la lettura
Close-up Of Male Doctor Filling The Medical Form (Photo: Jasper Chamber via Getty Images)
Close-up Of Male Doctor Filling The Medical Form (Photo: Jasper Chamber via Getty Images)

La graduatoria del concorso di specializzazione in Medicina di quest’anno non è stata pubblicata. In una nota delle ore 12 del 5 ottobre, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha reso noto che le comunicazioni ufficiali che oltre 22 mila aspiranti specialisti in tutta Italia attendevano da giorni sono sospese a causa dei numerosi ricorsi ricevuti. È la prima volta che i punteggi definitivi non vengono trasmessi nella data stabilita.

Il concorso per le borse di specializzazione in Medicina si è tenuto lo scorso 22 settembre, con un ritardo di due mesi a causa del coronavirus. Il numero dei posti da assegnare era stato aumentato dal Ministero della Salute e quello dell’Università, passando da 8.776 a 14.395, con l’obiettivo di avere più occupati nel settore per risolvere uno dei maggiori problemi del sistema sanitario italiano, e cioè la mancanza di specialisti.

L’imbuto formativo

In Italia infatti i laureati in Medicina non mancano, ma non ci sono gli specialisti. La capacità di formazione specialistica post-lauream è inferiore sia rispetto al numero dei laureati sia rispetto al reale fabbisogno di medici specialisti.

Ogni anno sono circa 6 mila i laureati in Medicina “in esubero”, che non hanno la possibilità di proseguire la loro formazione dopo la laurea, in base anche alle proprie inclinazioni (in molti abbandonano una scuola di specializzazione per tentare più volte il concorso) e più di 1500 quelli che decidono di emigrare verso altri paesi europei dove invece gli viene data la possibilità di specializzarsi.

Questo “imbuto formativo” è da anni al centro delle preoccupazioni di studenti e professionisti e negli anni sono state diverse le proteste e le proposte per far diminuire la forbice dei cosiddetti “camici grigi”. Basti ricordare le manifestazioni contro l’apertura degli accessi alla facoltà di Medicina che non farebbe altro che gonfiare le file di chi si laurea e poi non riesce a specializzarsi, oppure le indicazioni della Simedet, Società Italiana di Medicina Diagnostica: aumentare i posti nelle scuole di specializzazione e trasformare il contratto di formazione specialistica in un vero contratto di formazione-lavoro.

Il test di ingresso alla specializzazione 2020

Il 22 settembre i laureati in Medicina hanno affrontato i 210 minuti di prova per accedere alla scuola di specializzazione. 140 quesiti a risposta multipla con cinque opzioni di risposta su argomenti caratterizzanti il corso di laurea in Medicina e chirurgia e su argomenti inerenti i settori scientifico-disciplinari di riferimento delle diverse tipologie di scuola specialistica.

Quest’anno, complice il ritardo dovuto al coronavirus, la sovrapposizione di annate ha fatto raggiungere un numero record di iscritti: 26.061 persone, come dichiarato dal Miur. La metà è destinata a essere tagliata fuori, dal momento che non c’è una borsa per ogni candidato: 14.455 borse di studio, di cui 13.400 finanziate dallo Stato, 888 dalle Regioni e 167 da altri enti pubblici e privati.

I ricorsi

Per far accedere un numero maggiore di nuove e giovani leve, il Miur si era mosso in due direzioni nella stesura del bando: si impediva per gli iscritti al secondo e terzo anno del corso di Medicina Generale (MMG) di partecipare alla selezione del 2020, a meno di un abbandono del posto già occupato; i punti del Curriculum Vitae (somma di alcuni risultati ottenuti durante il percorso di studi) non valevano per chi fosse stato già in possesso di uno stipendio da specializzando o corsista, di un diploma di specializzazione (o MMG) e, infine, per i medici con contratto in una struttura sanitaria pubblica o accreditata.

Il bando aveva suscitato polemiche appena pubblicato, poichè lasciava ampio spazio alla possibilità di ricorsi. E infatti entrambe le decisioni sono state impugnate dalle categorie coinvolte e il Tar del Lazio ha deciso di dare ragione a tali contestazioni provocando una situazione di stallo, con la possibilità di ulteriori ricorsi e controricorsi che potrebbero anche mettere a rischio la validità del concorso.

L’appello degli aspiranti specialisti

Sono moltissimi i laureati in Medicina che, sostenuta la prova, dopo aver letto la nota del Miur che avvisava dell’impossibilità di pubblicare la graduatoria si stanno muovendo affinché questa venga sbloccata e resa pubblica. Un documento da inviare al Ministero, redatto dai giovani medici che hanno partecipato al concorso, ha già raggiunto 600 firme. E l’associazione “Chi si cura di te”, di rappresentanti di specializzandi, è stata convocata il 13 ottobre dal Ministro Manfredi per discutere della situazione.

A chiedere la graduatoria è anche il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, Andrea Filippi, spiegando che “il Miur ha il dovere di pubblicare le graduatorie formulate secondo le regole stabilite dal bando. Prima di tutto va tutelato lo stato di diritto, poi se i ricorsi daranno ragione ai ricorrenti, si dovrà riparare allargando i posti che peraltro sono comunque necessari, come dimostrano le gravi carenze di medici specialisti. Un problema che il Miur deve risolvere non può ricadere su 23 mila professionisti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.