Specie aliene, ecco gli animali che invadono l'Italia

Fabrizio Arnhold
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Misterioso pesce pescato a Nunavut, nel Canada settentrionale. La foto, pubblicata sulla pagina Facebook della CBC North, ha fatto in breve il giro del web

Misterioso pesce pescato a Nunavut, Canada

Un’invasione aliena bella e buona. A fare la parte dei marziani sono, però, gli animali. Specie importate da un continente all’altro per effetto della globalizzazione o semplicemente per un vezzo estetico che si riproducono e creano, spesso e volentieri, seri danni all’ambiente e all’economia locale. Un flagello mondiale: carpe giganti, pesci leoni, formiche rosse in America. Ma anche nutrie, scoiattoli grigi americani, gamberi della Luisiana, zanzare tigre e tartarughe dalle guance rosse in Italia.

Il governo americano ha calcolato che, tra il 1906 e il 1991, ben 79 specie non indigene – tra cui la falena gitana europea e il moscerino della frutta mediterraneo – hanno causato danni alla nazione per 97 miliardi di dollari, ossia circa un miliardo di dollari all’anno. E come se non bastasse, un recente rapporto curato da ricercatori della Cornell University ha corretto la stima a ben 138 miliardi di dollari. Insomma, un sacco di soldi.

Per esempio, la formica rossa sudamericana costa al solo Stato del Texas mezzo miliardo di dollari all’anno per i danni causati, per i costi di prevenzione e controllo e per evitare la sua proliferazione. New York ospita una miriade di specie alloctone (possiamo definire così tutte quelle che non sono tipiche del Paese a cui si fa riferimento). Da poco gli addetti alla protezione dell’ambiente hanno scoperto la presenza dello scarabeo lungo-cornuto asiatico: dalle parti di Brooklyn ha abbattuto un gran numero di aceri. Sono allo studio tecniche sofisticate per eliminare le larve dello scarabeo nelle piante di Central Park, per evitare altri disastri. In Florida non se la passano meglio, anzi.

Su Yahoo! Finanza: quanto ci costano le specie aliene.

Nandù, puma, leoni e anche bisonti sulla superstrada. I motivi dell’invasione sono tra i più disparati. Le specie aliene arrivano in tanti modi diversi, viaggiando sott’acqua nei mari, a bordo di navi, annidate sulle stive degli aerei o semplicemente liberate da appassionati che magari tenevano qualche animale esotico in casa.

Il problema è che le specie alloctone sono tra le principali cause dell’estinzione di quelle indigene. E le cose non migliorano anche spostandoci in Italia. Solo nel nostro Paese - secondo quanto riporta l’IUCN (Invasive species specialist group) riguardo alle “alien species” - ci sono addirittura 223 specie alloctone tra funghi, piante, anfibi, rettili, mammiferi, uccelli e crostacei. Qualche esempio? Uno su tutti, lo scoiattolo grigio del Nord America, nome scientifico “Sciurus carolinensis”. E’ arrivato nel Belpaese come innocuo animaletto da compagnia, poi introdotto intenzionalmente in tre aree, in Piemonte nel 1948, in Liguria nel 1966 e Lombardia nel 1994, con rilasci di pochi animali che hanno dato origine a popolazioni ora in forte espansione. Ma non fatevi ingannare dal simpatico aspetto dello scoiattolino perché questa specie costituisce una grave minaccia per lo scoiattolo rosso nostrano (Sciurus vulgaris) con cui può competere, trasmettendo pure alcune malattie. Dove arriva lo scoiattolo grigio, molto spesso, quello rosso si estingue. Tutta colpa di un virus (Parapoxvirus) che lo scoiattolo grigio, quasi del tutto immune, trasmette al cugino rosso causandone la morte. Senza contare i danni che lo scoiattolo newyorkese può causare anche agli alberi, devastando le coltivazioni di noccioli e pioppi.







Stesso discorso per la tartaruga delle orecchie rosse (Trachemys scripta). E’ la piccola tartarughina originaria della Florida che si trova nei negozi di animali. Se nutrita adeguatamente, può diventare molto grande, fino a 30 centimetri, e a quel punto viene liberata perché più difficile da gestire tra le mura domestiche. In Italia è stata introdotta anche con scopi ornamentali nei laghetti e negli stagni delle città. Peccato che la tartaruga dalle orecchie rosse provochi seri danni all’ecosistema perché compete con le tartarughe native ed è un vorace predatore di invertebrati e delle loro larve.

E cosa dire delle nutrie? Il Myocastor coypus è un grosso roditore che può arrivare a pesare fino a dieci chili, ed è originario del Sud America. Nel nostro Paese è stato importato a partire dagli anni ’20 per creare allevamenti per la produzione di pellicce. Ma negli anni ’30 e ’40, con la crisi economica e la Seconda Guerra Mondiale, molti esemplari sono stati rilasciati in natura, altri sono scappati dagli allevamenti. Il risultato è che oggi la nutria, che vive lungo le sponde e gli argini dei corsi d’acqua, ha invaso il Centro e il Nord Italia, causando notevoli problemi alla vegetazione e quindi alla fauna associata. Inoltre può fare dei danni diretti predando uova e pulcini di uccelli che nidificano a terra, come il Mignattino piombato e il Tuffetto. I suoi effetti sull’agricoltura sono nefasti perché rovina gli argini dei fiumi e i campi di cereali e riso.

Ma allora che fare? Per prima cosa, come sempre, prevenire è meglio he curare. Più controllo con l’utilizzo di liste “bianche” e “nere” sugli animali che vengono introdotti in Italia. Poi occorre aumentare i controlli. Le invasioni biologiche sono spesso caratterizzate da un periodo di colonizzazione relativamente lento, seguito a uno di forte espansione. Quindi i tentativi di eliminare specie invasive hanno maggiore possibilità di successo se vengono eseguiti prima che la specie sia diffusa, cioè negli stadi iniziali di colonizzazione. Se, invece, le specie alloctone si sono già largamente riprodotte, si dovrà tenere conto di tecniche capaci di mitigare gli effetti nocivi sulla biodiversità, anche se sostanzialmente è troppo tardi per un’azione efficace. A testimonianza della gravità della questione, anche l’Unione Europea ha elaborato il programma Daisie, allo scopo principale di realizzare un censimento delle specie aliene e cercare di controllarne la diffusione: fino ad ora sono state identificate 10 mila e 822 specie alloctone presenti nel Vecchio Continente.

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