Speranza e i 2 mld sulle Case di Comunità. Cosa sono e i dubbi dei medici di famiglia

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- (Photo: RUNSTUDIO via Getty Images)
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La pandemia ha fatto emergere falle e criticità del sistema sanitario, anzitutto per quanto riguarda l’assistenza medica sul territorio. Nelle settimane più calde dell’emergenza moltissimi pazienti che non presentavano quadri clinici complessi hanno intasato i Pronto Soccorso, oppure hanno occupato posti letto nonostante fossero idonei ad usufruire di cure domiciliari. Ora, per porre rimedio, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) indica come prima riforma da attuare il rafforzamento dei servizi territoriali, da un lato tramite l’attivazione di Ospedali e Case di Comunità, dall’altro sostenendo l’assistenza domiciliare attraverso lo sviluppo efficiente della telemedicina.

“Vogliamo chiudere la stagione dei tagli” al Servizio sanitario nazionale e “aprire quella degli investimenti”, ha detto oggi il ministro della Salute Roberto Speranza nel suo intervento all’audizione alla Camera alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, parlando di circa 20 miliardi messi a disposizione per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale. “Investiremo 2 miliardi sulle case di comunità, che sono luoghi di assistenza sanitaria e accompagnamento di natura sociale. Ne finanzieremo 1.350 (oggi ce ne sono solo 489, ndr) e saranno una prima risposta sia di carattere sociale che sanitario”, ha aggiunto Speranza affermando che “la pandemia insegna che spesso dove c’è un problema sociale arriva un problema sanitario ed è vero anche il contrario, dove c’è un problema sanitario arriva poi quello sociale”.

“Questi 1.350 presidi reali presenti in tutte le aree del paese prevedono il coinvolgimento di soggetti di cure primarie e assistenti sociali. Poi ci sarà un miliardo sugli ospedali di comunità, circa 400, a prevalente gestione infermieristica per le cure intermedie”, ha conc...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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