Sperimentazione sugli animali, arriva la nuova legge

Entro gennaio 2013 anche l’Italia dovrà recepire la direttiva europea 2010/63 che regola la sperimentazione animale a fini scientifici. Ogni anno 12 milioni di animali vengono utilizzati nei laboratori di ricerca di tutta Europa. Quasi 900mila solo in Italia: sacrifici necessari in nome della scienza o vittime indifese che potrebbero essere risparmiate? (leggi il parere a confronto di Ilaria Ferri dle'Enpa e dell'esperto di farmacologia Silvio garattini) Da una parte gli animalisti che vorrebbero eliminare, una volta per tutte, ogni cavia animale da laboratorio; dall’altra i ricercatori che rivendicano la necessità di sperimentare sugli animali per far progredire la scienza.

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“La Comunità – si legge nella direttiva europea – ha riconosciuto l’importanza, a livello internazionale, della tutela e del benessere degli animali usati per la ricerca scientifica”. Un punto di partenza, giusto sottolinearlo, che riconosce la capacità animale di provare ed esprimere dolore, paura, angoscia e danno prolungato. Insomma, gli animali sono esseri viventi a tutti gli effetti. Questa direttiva andrà ad aggiornare la precedente, che risale addirittura al 1986, sarà utile soprattutto ai quei Paesi Ue che non hanno una legislazione specifica in merito.

“Gran parte delle conoscenze scientifiche, in base alle quali un medico può svolgere la sua attività a salvaguardia della salute dei cittadini, deriva dalla sperimentazione animale”. C’è preoccupazione nell’Accademia dei Lincei, antica istituzione per la promozione delle conoscenze culturali e scientifiche, i cui biologi hanno recentemente indirizzato un documento al Parlamento che sta discutendo le eventuali modifiche alla direttiva. “Da qualche anno – si legge sempre nel documento – gruppi contrari all’uso degli animali nella sperimentazione scientifica cercano di opporvisi in modo sempre più vigoroso, ignorando l’importanza di tale pratica per la salute dall’uomo. Occorre quindi rendersi conto che il progresso della medicina è legato alla sperimentazione animale”.

Qualche piccolo miglioramento, nella direttiva europea, in merito alla condizione degli animali c’è: una maggiore trasparenza dovuta all’ampliamento delle specie animali e dei campi di applicazione regolamentate della legge, l’inclusione nelle statistiche degli animali soppressi e degli stabilimenti allevatori e fornitori. E ancora: la possibilità di adozione da parte di privati degli animali sopravvissuti, la classificazione del livello di dolore inferto durante le procedure sperimentali e l’implementazione dei metodi alternativi con maggiori ispezioni. Ma secondo gli animalisti non basta. Troppe ombre su una direttiva che rischia di essere tramutata dai vari Paesi in una legge troppo permissiva. Per la Lav, la Lega antivivisezione con sede a Roma, ci sono ancora aspetti negativi che occorre cambiare: la possibilità di utilizzare specie in via d’estinzione o catturate in natura; la bassa protezione per razze particolari, quali cani, gatti e primati; la mancanza di divieto per le grandi scimmie; la possibilità di ricorrere a randagi, di usare metodi di uccisione dolorosi, di fare a meno dell’anestesia o l’autorizzazione ad esperimenti molto dolorosi.

In Italia le leggi attualmente in vigore sono più restrittive rispetto all’ultima normativa europea approvata. Dal 1991, per esempio, è vietato l’uso di randagi nei laboratori, dal 2008, inoltre, non si possono più impiegare animali nella didattica. Cani, gatti e scimmie possono essere utilizzati solo previa autorizzazione del Ministero della Salute, così come gli esperimenti senza anestesia. Il problema sono le deroghe che dovrebbero costituire un’eccezione, ma rischiano di diventare la regola, superando, di fatto, il 20% del totale. In ogni caso, per capire quale sarà l’impatto reale delle ultime norme europee nei laboratori italiani, bisognerà attendere la legge nazionale di recepimento.

Al punto 10 della direttiva europea si specifica come oggi sia ancora necessario fare uso di animali vivi per il benessere della salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente ma anche che il rispetto di tale direttiva è un primo passo verso il conseguimento dell’obiettivo finale, ossia alternative concrete alla sperimentazione su esseri viventi.

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