Spesa nelle botteghe di Napoli, i rincari al tempo del coronavirus

Lucia Licciardi

Se fare la fila davanti ai supermercati richiede ore di pazienza, e riempire il carrello on line intere giornate con consegna in data da destinarsi, a Napoli nelle vie eleganti del quartiere di Chiaia come nella zona collinare in molti scelgono le botteghe di zona, sempre ben fornite. Ma questi clienti, che impiegano a differenza degli altri meno tempo per rifornirsi, da qualche giorno sono alle prese con rincari a beni di prima necessità che in alcuni casi hanno superato il 100%, come per le confezioni di acqua minerale.

Le sei bottiglie da un litro e mezzo di marca media, infatti, sono passate in alcuni casi da 1,60 euro a 3,20 euro. Il pane, alimento per il quale Napoli da sempre, tra le grandi città, spicca come quella che lo ha più buono e a miglior prezzo, alcuni negozianti sabato scorso l'hanno venduto a 3.10 euro al chilo, quando il prezzo medio in città pre-Covid 19 è  stato a lungo di 2 euro.

Pasta e passate di pomodoro non hanno subito rincari, tranne per i sughi pronti, per i quali si è arrivati a sfiorare i 2,50 euro a barattolo. Invariato il prezzo del riso. Nel fine settimana appena trascorso invece sono aumentati di 50 centesimi i prezzi di farina e lievito, quest'ultimo introvabile per buona parte del capoluogo campano; c'è chi lo potuto comprare dal fornaio, in forma di panetti da mezzo chilo, pagati anche 4 euro l'uno. Quasi invariato il costo di latte, zucchero e sale, mentre occorrono dai 10 ai 30 centesimi a confezione per il caffè, a secondo della marca. Frutta e verdura, complice il clima e forse problemi nel trasporto, registrano aumenti spropositati per pomodorini (4 euro al chilo), zucchine (3 euro), mele (2,50 euro), pere (2,80 euro), alimenti che prima non costavano che un euro o due al chilo, mentre le fragole vengono vendute anche a 6 euro al chilo.

A Fuorigrotta, quartiere più popolare, le botteghe hanno sì aumentato i prezzi, ma non di molto. Nessun rincaro, per esempio nel pane venduto dai panifici di zona, mentre aumenti forti si sono registrati, anche in questo caso, per l'acqua in confezione di plastica, un euro in più per ogni confezione di acqua naturale, e un euro e mezzo in più per quella frizzante, forse per via delle bollicine. Per le passate di pomodoro semplici servono 50 centesimi in più a barattolo in alcuni rioni, mentre in altri su ogni confezione di pasta si stanno pagando almeno 20 centesimi in più.

Tra Vomero e Arenella, un tempo zona di vacanza collinare dei napoletani e poi, a metà del '900, quartiere residenziale della piccola e media borghesia, nei negozi di generi alimentari e nei fruttivendoli non ci sono grossi problemi nell'approvvigionamento della merce, e, in alcuni casi, si registrano lievi rincari sui prezzi di frutta e verdura. Nessuna variazione per pane, latte, acqua, passata di pomodoro e farina nelle attività di vicinato, dove però è quasi introvabile il lievito.

Nelle botteghe del mercatino di frutta e verdura ad Antignano non è variato il prezzo della maggior parte dei prodotti, dalle zucchine, vendute a 0,99 euro al chilo, o le patate (un euro al chilo). La zucca subisce un lieve rialzo, da 1,20 a 1,50 al chilo, così come il cavolo, a 1,99 al pezzo rispetto a 1,50. Nessun rincaro sulle mele annurche (1,50 euro al chilo), a differenza delle Golden (circa un euro in più) e delle pere Abate, che alcuni fruttivendoli vendono a 2,50 euro al chilo, con un rincaro di 80-90 centesimi rispetto al prezzo di prima del coronavirus.

L'alternativa, dunque, è tra pagare di più o mettersi in coda.