Spettacolo, Gleijeses: 'non si può annunciare riapertura 10 giorni prima, a maggio stagioni già finite'

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·2 minuto per la lettura

"Utilizzerò personalmente il periodo della riapertura dei teatri per presentare il mio libro 'Il Teatro di Geppy Glejeses' con le fotografie di Tommaso La Pera. Per quanto riguarda, poi, programmare gli spettacoli mi sembra abbastanza improbabile. Non si può annunciare l'apertura dieci giorni prima. La nostra stagione a maggio è già finita". E' quanto ha dichiarato all'Adnkronos Geppy Gleijeses, presidente e responsabile artistico del Teatro Quirino -Vittorio Gassman di Roma, membro del direttivo dell'Associazione Teatri Privati Italiani, alla guida di Gitiesse-Artisti Riuniti, sulla riapertura dei teatri, nelle regioni gialle, il 26 aprile.

Ed ha aggiunto: "speriamo che si possano allargare le maglie e che quello che dice il professor Galli, che si tratti di una imprudenza clamorosa, non si avveri. E pur vero che bisogna aprire in sicurezza, forse qualche giorno in più, qualche vaccino in più... avrebbero fatto bene. Di sicuro ripartiremo a settembre- ottobre sempre incrociando le dita. Solo allora potranno debuttare ufficialmente le stagioni vere".

"Le riaperture dei teatri? -ha proseguito Geppy Gleijeses- Una conseguenza logica dell'apertura dello stadio Olimpico per Italia - Turchia. Eravamo stretti i un vicolo buio, senza uscita. Se l'11 giugno apri a 16mila spettatori allora puoi 'concedere' al teatro anche mille persone. Noi comunque ci auguriamo di potere aprire, ripeto, dopo l'estate in sicurezza naturalmente con la totalità dei posti a disposizione".

"Per adesso penso che l' estate all'aperto con la possibilità di mettere mille spettatori, se pur distanziati, possa essere una valvola di sfogo importante per un settore fermo da più di un anno - ha continuato il noto regista, attore, alla guida del Quirino di Roma- Quello che occorre però sono incentivi alla ripartenza, riaprire in sicurezza, ma con numeri maggiori di spettatori. Sarebbe impossibile, se mai rimanessimo al 50% della capienza, ospitare compagnie straniere e tantomeno 'pagare' l'alzata di sipario ai nostri dipendenti".