Spionaggio con la Russia, 5mila euro per dei segreti militari

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 31 mar. (askanews) - Una carriera militare "irreprensibile" e la pen-drive con le foto di mappe con la dislocazione dei radar, passata in modo furtivo dentro un parcheggio di periferia. Una vita ed una famiglia tranquilla, gli incarichi di prestigio allo Stato Maggiore della Difesa e il contatto non regolare con un ufficiale delle Forze armate della Federazione russa in servizio all'ambasciata. E' tutta una storia doppia quella di Walter Biot, poco più di 50 anni, capitano di Fregata della Marina finito in manette nella serata di ieri per spionaggio in favore del governo di Mosca. Si legge una cosa e se ne vede un'altra, secondo quella regola dei film di cappa e spada, meglio se ambientati durante la cosiddetta Guerra fredda. Ma la vicenda umana di questa divisa buttata alle ortiche appare al momento poco comprensibile e si scontra con dati di fatto che difficilmente non potevano esser compresi da un militare in carriera di lungo corso, che sino a poco tempo fa era in servizio nell'ufficio stampa del ministero e da un po' si occupava di politica militare allo Stato Maggiore.

Domani si terrà l'interrogatorio di convalida e garanzia. Biot sarà chiamato a spiegare il perché di una serie di azioni fuori legge e che sono state circostanziate dagli investigatori del Ros dei carabinieri che insieme con uomini e donne dell'Aisi hanno seguito e verificato ogni appuntamento dell'uomo. Salta agli occhi il poco denaro contante che veniva consegnato dai russi. "Una quota di 5mila euro è stata intercettata", si aggiunge. Possibile che in passato ci siano stati versamenti di qualche cosa inferiori.

La mazzetta veniva chiusa in delle piccole scatole e poi passata in cambio della pennetta. E' avvenuto più volte, dicono adesso gli investigatori che quasi con imbarazzo hanno cotruito un castello accusatorio ben difficile da scalfire. Le foto al computer e passate nell'archivio digitale e portatile sono un fatto inequivocabile. La domanda a cui si fatica a rispondere, adesso, è da quando andasse avanti l'andazzo. Come è cominciato e quali segreti sono stati compromessi. Il sistema Nato in questo senso ha dei livelli di sicurezza massimi. Se la paura poteva venire da qualche hacker spregiudicato stavolta il problema è tutto interno, bloccato tra un sistema che ha bisogno di comunicazione tra alleati, ma ha difficoltà a dialogare con il mondo in modo aperto. "Potrebbe non esser stato veicolato nulla di importante", dice qualcuno che è vicino all'inchiesta. "Bisognerà vedere bene la chiavetta Usb".

Il ministero degli esteri, Luigi Di Maio, su Facebook ha informato che due funzionari russi "coinvolti in questa gravissima vicenda" sono stati espulsi. La diplomazia nei prossimi giorni cercherà di chiarire gli aspetti della questione. "Sia quelli sopra che gli altri sotto il tavolo", diceva il politico di lungo corso Gianni De Michelis, che da responsabile della Farnesina dipanò matasse ben complicate durante gli anni della contrapposizione forte tra Usa e Urss. Adesso che il clima tra Washington e Mosca è più teso rispetto al periodo di Donald Trump c'è questo "incidente" che chiama in causa un ministero della difesa centrale per il sistema di sicurezza europeo e non solo. Biot, in tutto questo, cosa c'entra? Dovrà spiegarlo lui, si risponde. Il suo ruolo è quello dell'anello di collegamento? C'è allora il possibile coinvolgimento di altri? C'è un disegno che non si ferma a lui, insomma? Al suo piccolo ruolo di commissario d'esame al concorso per diventare maresciallo? Od all'incarico direttivo nella comunicazione? Per questo, presto, la Procura militare potrebbe esser chiamata a svolgere una radiografia accurata di un caso che potrebbe trascendere Biot e le sue disgrazie, ma che dovrebbe occuparsi di quanto possa esser permeabile il sistema difensivo e militare di un Paese come l'Italia.