Sport e diritti, in cinquemila a Milano per la Run for Inclusion

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Milano, 31 ott. (askanews) – Sono giunti in cinquemila a Milano per la prima edizione della Run for Inclusion, la corsa non competitiva nata per celebrare i valori della diversità, della sostenibilità e dello sport all’aperto. Per un weekend il capoluogo lombardo è diventato il simbolo della lotta a ogni tipo di discriminazione, con iniziative e incontri all’Arco della Pace. Una due giorni di sport e inclusione promossa da Dhl Express Italy, che ha organizzato l’evento assieme a Uniting Group. Milano ha risposto con entusiasmo e sensibilità.

Nazzarena Franco, Ceo di Dhl Express Italy: “Oggi è una bellissima festa, è una bellissima conferma che su questo tema, che è molto ampio – vorrei uscire dallo stereotipo dell’inclusione, che è innanzitutto uno spazio di dialogo e di confronto – su questo tema c’è stata una risposta inattesa e grandissima”.

Ma perché Dhl si occupa di inclusione?

Per due motivi: Dhl è l’azienda più internazionale al mondo. Siamo presenti in 220 nazioni, le Nazioni unite ne riconoscono 206, quindi vuol dire che c’è una bandierina Dhl dappertutto. E questo fa parte del nostro Dna; altra cosa: inclusione è colmare lo spazio, colmare una distanza. E’ quello che facciamo tutti i giorni col nostro lavoro. Connettiamo punti nel mondo. Per cui ci viene naturale”.

Nicola Corricelli, Chief culture officer di Uniting Group, spiega le peculiarità di questo week end di approfondimenti sul tema dell’inclusione e dello sport.

“Il primo elemento è il pettorale, che non a riportata la classica performance, i numeri e i tempi, ma ha la possibilità di far esprimere le persone per dire che cosa è l’unicità, apprezziamo le unicità di tutti, ognuno è libero di esprimersi in modo differente; il secondo elemento è il percorso, 7,24 km, all’inclusività bisogna pensarci 7 giorni su 7, 24 ore su 24, e non c’era una corsa partecipata al mondo che avesse un percorso di questo tipo. Quindi nel dare appuntamento alla seconda edizione alle persone, ringraziamo tutti e concludo dicendo che è una pratica quotidiana l’inclusione”.