Sprofondare nella pittura: Giorgio de Chirico torna a Milano

Lme

Milano, 24 set. (askanews) - Ci sono una forza iconica e una riconoscibilità che, fin dal primo sguardo si colgono entrando nella mostra che Palazzo Reale a Milano dedica a Giorgio de Chirico. Come se, in qualche modo, fossimo "tornati a casa", salvo però, poco dopo, accorgerci che qualcosa non torna, che casa è diversa e che il viaggio è tutt'altro che rassicurante. Perché, come ci ha detto anche il curatore dell'esposizione, Luca Massimo Barbero, in de Chirico i dipinti creano "luoghi che sono possibili sprofondamenti".

"Quando si guarda al Surrealismo - ha spiegato Barbero ad askanews - generalmente vediamo delle finestre e guardiamo fuori in un qualche modo. Nei quadri di de Chirico in realtà piano piano, avvicinandoci, entriamo dentro, ci porta in questo mondo che non è solo una cosa da guardare, ma è una cosa da attraversare. In Questo modo la mostra è costruita: la pittura e la visione".

La cosa che si coglie con maggiore forza, attraversando le sale della mostra, per una volta a Palazzo Reale con una buona illuminazione a effetto diurno, è il senso di pittura come consapevolezza. I dipinti sono, come diceva Francis Bacon, in primo luogo dipinti, e questa non è una semplice tautologia, bensì un modo per riconoscere l'ampiezza del lavoro di de Chirico, al di là dei giudizi critici che ne sono stati dati e si daranno ancora.

"L'Italia non lo ha mai amato - ha aggiunto Barbero - il mondo lo ha assolutamente adorato, l'America lo ha celebrato già negli Anni Trenta, torma a Milano dopo il 1970, quindi parecchi anni dopo, e l'idea è quella che questa mostra è dedicata alle nuove generazioni. Queste non hanno preconcetti, no hanno gli occhi sporchi di questa idea di de Chirico e nei social già si capisce che lo amano e sono sicuro che cammineranno nella sua pittura".

La mostra milanese, poi, vuole andare oltre l'idea di Giorgio de Chirico come pittore metafisico, nell'ottica del racconto di una costante, e a volte spiazzante, evoluzione della sua arte. Cui la mostra vuole restituire la dirompenza che, nonostante la fedeltà al figurativo, il suo percorso continua ad avere, indipendentemente dai periodi e dalle alterne fortune. Come un enigma che resta insoluto al centro di un inganno nel quale si specchiano le contraddizioni, ma anche una totalizzante idea di pittura.