"Sputnik non potrà sostituire AstraZeneca": il sottosegretario alla Salute spiega perché

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Coronavirus Sileri liberi tutti vaccini
Coronavirus Sileri liberi tutti vaccini

Mentre gli occhi di tutti sono puntati sul vaccino AstraZeneca, e si attende il verdetto dell’Ema, il piano vaccinale deve proseguire. Da tempo è spuntato il nome di Sputnik, sul quale però il sottosegretario Sileri fa chiarezza: serve tempo per avere l’ok.

Sileri: “Sputnik non sostituirà AstraZeneca”

Se la soluzione del caso AstraZeneca poteva essere quella di sostituirlo con un altro vaccino, magari proprio lo Sputnik, Pierpaolo Sileri frena gli entusiasmi: “Non può sostituire AstraZeneca“. Perchè? “Serve l’autorizzazione dell’Ema, la quale arriverà non prima di cinque-otto settimane“. Così il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri fa luce sul vaccino Sputnik. Intervistato da Repubblica, chiarisce che i tempi non si accorceranno facilmente. “Sputnik dovrebbe fare domanda all’Aifa, per una autorizzazione interna, che riguarda l’Italia -spiega Sileri-. L’Aifa potrebbe dare il via libera per un progetto di ricerca che riguarderebbe qualche centinaia di migliaia di dosi, che andrebbero somministrate ad altrettanti cittadini su base volontaria”. La Lega, intanto, spinge per utilizzare il vaccino Sputnik, ma, come spiega Sileri, il governo non avrebbe opzionato alcun acquisto. “Non mi risulta. E comunque serve prima il via libera dell’Ema -conferma il sottosegretario-. Se lo Sputnik otterrà il via libera certo che sono favorevole, come lo sono per qualsiasi vaccino regolarmente autorizzato, anche quello cinese”. Come spiega Sileri, se non volessimo attendere l’Ema, lo Sputnik dovrebbe fare domanda all’Aifa ma c’è un però: “Certo va valutato il fatto che saremmo fuori dall’accordo con l’Europa“.

Sileri tranquillo su vaccino AstraZeneca

Intanto si guarda al verdetto dell’Ema sul vaccino AstraZeneca. “Credo che l’Ema revocherà la sospensione temporanea, perché il numero di casi sospetti accertati è davvero troppo esiguo per stabilire un nesso di causalità -afferma Sileri-. L’altra strada è che l’Europa faccia pressione su Johnson&Johnson affinché riduca i tempi di consegna, fissati al momento in un mese. Siccome Johnson&Johnson è una monodose il vantaggio sarebbe doppio perché ci consentirebbe di mettere subito in sicurezza un gran numero di persone”. Se ciò, però, non fosse possibile, Sileri ha una proposta: “Proporrei di posticipare di tre-quattro settimane la seconda dose di Pfizer e Moderna. Le dosi del richiamo si potrebbero utilizzare per vaccinare le persone più fragili”. E sui casi di trombosi per Sileri non c’è assolutamente da preoccuparsi. “Aspettiamo l’indagine. Ma dubito fortemente [di un nesso tra trombosi e vaccino, ndr]. “Il lotto incriminato è di 210mila dosi. Se lei prende un quartiere di altrettanti abitanti registrerebbe almeno sedici casi di trombosi. Mio fratello, che è nell’Arma, e mia cugina, odontoiatra, hanno fatto il vaccino AstraZeneca, con le dosi del lotto finito poi sotto accusa”.