Squid Game, la Breaking Bad di Netflix che esalta la K-mania

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Squid Game - Netflix (Photo: YOUNGKYU PARK)
Squid Game - Netflix (Photo: YOUNGKYU PARK)

Si può stare a discutere su quanto sia rivoluzionario Titane - film francese Palma d’oro a Cannes - o se sia stato uno sberleffo del presidente di giuria Spike Lee. E magari di quali influenze avrà sul cinema a venire. Ma intanto dalle parti dello streaming e delle serie tv arriva come un treno in corsa un nuovo avvertimento al mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento. Il treno parte da Seoul e il messaggio lo portano tanti uomini vestiti di fucsia e mascherati di nero. Sono gli inquietanti personaggi di Squid Game, la serie tv di Netflix che sta bruciando ogni record a dimostrazione di come la Corea del Sud sia a tutti gli effetti l’epicentro di idee e prodotti di qualità e tendenza. Partita alla fine degli anni ’90, la Hallyu - la “nuova onda” che indica la popolarità della cultura sudcoreana - è ormai arrivata nel resto del mondo e sembra destinata a restarci. Tanto che l’Oxford English Dictionary, severo custode della lingua inglese, ha aggiunto 26 vocaboli ormai entrati nel gergo comune e che derivano dalla cultura sudcoreana. Dal cibo alla moda, dalla musica al cinema. Fino ai K-drama per la tv, proprio come Squid Game.

Partiamo dai numeri che sono impressionanti. Uscito il 17 settembre in tutto il mondo con nove puntate, Squid Game entra subito nella top ten delle serie più viste in 90 paesi, facendo traballare il record assoluto di Bridgerton, altra serie targata Netflix. Addirittura in Corea del Sud, l’SK Broadband che è l’ente gestore della rete internet, ha fatto causa alla piattaforma americana perché il boom della serie ha caricato all’eccesso il traffico dei dati. Insomma, l’obiettivo è quello di farsi pagare delle tariffe per utilizzare i servizi di rete locali. Ma di cosa parla Squid Game? La trama, senza dare troppe anticipazioni, è semplice. A un gruppo di persone afflitto da problemi di soldi viene data una grande occasione: vincere un cospicuo premio in denaro. Per conquistarlo dovranno partecipare a dei giochi per bambini, tipo “un due tre stella”. Peccato che il gioco si faccia subito molto pericoloso. E mortale. Ma l’angoscia dei protagonisti per la loro esistenza alla rovina e il desiderio di riscatto prevalgono, portandoli ad andare avanti.

Oltre alla storia costruita in maniera certosina e al ritmo martellante, di certo a fare la differenza in Squid Game è la qualità. Tra citazioni, inquadrature vertiginose e recitazione di spessore, il livello del K-drama si avvicina a serie di culto come Breaking Bad o Lost. Certo, qualche volta cede troppo alla violenza ma è un peccato veniale. L’ideatore della serie, nonché regista e sceneggiatore, è Hwang Dong-hyuk e in patria è già piuttosto famoso per aver scritto e girato film come The crucible o Miss Granny. Segno che ormai il confine tra cinema e serie tv è sempre più labile. Dopotutto un maestro del calibro di Bernardo Bertolucci, in una delle sue ultime interviste, diceva di trovare nelle fiction quello che non vedeva più al cinema, sottolineando che “i tempi della serialità sono quelli del cinema che amavamo”.

Squid Game (Photo: Netflix)
Squid Game (Photo: Netflix)

Squid Game è dunque l’ultimo segnale della forza con cui l’Hallyu coreana si sta imponendo. E per misurarne la potenza basti pensare che tra i primi paesi dove i prodotti sudcoreani vanno alla grande ci sono gli Stati Uniti. Quegli Stati Uniti che hanno sempre avuto un ruolo dominante nel settore e che hanno un’industria televisiva e cinematografica molto più ricca. Ma l’onda viene da lontano. Al cinema l’abbiamo potuta vedere in tutta la sua grandezza la notte degli Oscar del 2020 con il film Parasite. Con la conquista di quattro statuette, il film di Bong Joon-ho ha sbaragliato la concorrenza di Martin Scorsese e Quentin Tarantino. Due tipi che con la macchina da presa ci sanno fare. Parasite, che come Squid Game parte da una quadro della società contemporanea, segnata da forti disparità, per poi scendere nella metafora e nel grottesco, è stato il primo film in lingua non inglese a vincere la statuetta per miglior film. Tanto che nei cinema, anche italiani, sono stati proposti per la prima volta i suoi vecchi film “Memories of Murder” e “Madre”. Opere che hanno raccolto un discreto successo al botteghino anche in tempi di restrizioni.

Lo stesso vale per Old boy, film cult di Park Chan-wook restaurato in 4k e rimandato in sala con ottimi riscontri. Proprio Old boy, uscito nel 2013 e a cui Squid Game rende più di un omaggio nelle sue nove puntate, alla sua uscita ha vinto il Grand Prix della giuria a Cannes. L’anno primo un altro regista sudcoreano, Kim Ki-duk, con Pietà, vince il Leone d’Oro. È ovvio che allora si guardasse a quel tipo di cinema venuto dall’Oriente quasi esclusivamente come a prodotti d’autore. In nemmeno dieci anni la creatività e l’autorialità sono rimasti intatti, ma si è aggiunta la capacità di raggiungere il grande pubblico sia in sala sia sul piccolo schermo.

Bong Joon Ho poses with the Oscars for
Bong Joon Ho poses with the Oscars for

La medesima operazione era già riuscita in campo musicale alla band giovanile Bts, alfiere del K-Pop, che nel 2020 è diventata addirittura prima per numero di vendite nel mondo. La notorietà dei Bts è stata così esagerata che nel 2018 il presidente sudcoreano ha conferito alla band l’Ordine al merito culturale per aver collaborato alla diffusione della cultura coreana nel mondo. Perché dietro all’Hallyu c’è anche un progetto politico, che attraverso il Ministero della Cultura dalla fine degli anni ’90 spinge affinché la cultura sudcoreana venga apprezzata e portata in giro per il globo.

Ritornando a Squid Game, bisogna dare a Netflix il merito di aver creduto in questa tendenza e averci investito. Riconoscimento che è arrivato da uno dei maggiori concorrenti della piattaforma Usa, ovvero Jeff Bezos. Il patron di Amazon ha scritto un tweet il 3 ottobre a proposito di Squid Game, sottolineando che non vede l’ora di mettersi davanti alla tv per vedere la serie. Ma soprattutto ha applaudito Netflix: “La strategia di internazionalizzazione messa in atto non è facile, ma la stanno facendo funzionare. È impressionante e stimolante”. Parole che dicono molto.

File---File photo taken Nov.20, 2020 members of South Korean K-pop band BTS pose for photographers during a press conference to introduce their new album
File---File photo taken Nov.20, 2020 members of South Korean K-pop band BTS pose for photographers during a press conference to introduce their new album

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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