Sri Lanka, negoziati per un nuovo governo dopo la rivolta popolare

I manifestanti sono ovunque: sui tetti, per le strade, nei corridoi della casa presidenziale. E non hanno intenzione di abbandonarla.

Nello Sri Lanka la rivolta è sfociata nell'assalto al simbolo del potere e nelle dimissioni - invocate da mesi - di presidente e primo ministro, accusati di gestione fallimentare della crisi economica, la peggiore vissuta dal Paese dal 1948.

Il presidente Gotabaya Rajapaksa è stato evacuato in sicurezza, ed è ora probabilmente in una base militare nel Nord-Est dell'isola, in una giornata che si è chiusa sulle immagini dei manifestanti che facevano il bagno nella sua piscina a Colombo. I manifestanti intendono continuare ad occupare l'edificio fino alle sue dimissioni effettive.

"Non mi sbaglio se dico che oggi abbiamo vinto la lotta" ,dice Mohamad Imran, manifestante e residente a Colombo. "Ci siamo riuniti lasciando da parte tutte le differenze per protestare insieme e abbiamo circondato la casa del presidente. Ci aspettiamo adesso una dichiarazione di Gotabaya Rajapaksa che ci annunci le sue dimissioni".

Un altro dei partecipanti all'assedio dice: "È bello vedere come abbiamo ottenuto la libertà e abbiamo messo fine a questa rigida presidenza che stava governando il paese. Il presidente e il primo ministro avrebbero dovuto dimettersi molto tempo fa e continuano a opporsi alla volontà popolare. Penso che al momento la nostra vittoria sia completa al 90%, quindi aspettiamo fino al raggiungimento del 100% dei nostri obiettivi".

Il crollo dei vertici istituzionali

Le dimissioni sono state annunciate: non da Rajapaksa in persona, ma dal portavoce del Parlamento dello Sri Lanka Mahinda Yapa Abeywardena**. Saranno rassegnate mercoledì 13 luglio.**

Nella giornata di sabato, i manifestanti hanno fatto irruzione anche negli edifici della segreteria presidenziale e nella residenza ufficiale del primo ministro Ranil Wickremesinghe a Temple Trees. Il premier li ha accusati di aver appiccato il fuoco alla sua casa privata.

A due mesi dalla nomina, anche Wickremesinghe ha dichiarato di rinunciare al mandato: "Per garantire la continuità del governo, compresa la sicurezza di tutti i cittadini, accetto la raccomandazione odierna dei leader dei partiti di dare vita a un governo di unità. Per facilitare questo, mi dimetterò da primo ministro", ha detto su Twitter.

I partiti di opposizione stanno al momento concordando la formazione di un nuovo governo, con l'obiettivo di ottenere l'incarico da Rajapaksa e poi farlo dimettere.Se le dimissioni avvenissero, come promesso, il 13 luglio, il Parlamento avrebbe poi un mese per eleggere un sostituto. La grave crisi economica imporrebbe una soluzione in tempi celeri, ma nessun candidato sembra godere al momento dell'appoggio della maggioranza e la situazione politica rimane molto incerta.

La crisi e le proteste

Sullo sfondo il collasso di un Paese in default, sceso in piazza contro l’aumento incessante dei prezzi, la mancanza di benzina e beni di prima necessità.

"Quello che guadagno non è sufficiente per vivere, perché tutto è così costoso. Vivo con i miei genitori e loro mi aiutano, ma per quanto tempo posso andare avanti così? Penso che se Gotabaya se ne va, le cose miglioreranno", ha detto a Efe Sarasi Thanuja, 21 anni, da uno dei punti caldi della protesta nella capitale.

Le massicce manifestazioni  si inseriscono nel contesto di mesi di continue proteste per l'impatto della crisi.

La congiuntura nefasta di Covid19, crollo del turismo, aumento dei prezzi di cibo, fertilizzanti e gasolio ha aggravato la situazione: il Paese si è ritrovato coperto da debiti non solvibili per circa 50 miliardi di dollari.

Ad aprile lo Sri Lanka ha annunciato una interruzione del rimborso del debito estero, sia dei prestiti bilaterali sia di quelli ottenuti dalle istituzioni internazionali. Le autorità hanno avviato un confronto col Fondo monetario internazionale per un piano di salvataggio di circa 3 miliardi di dollari, reso ancora più complicato dall'instabilità politica.

La tensione e il malcontento sono aumentati sull'isola a fine marzo, quando le autorità hanno imposto interruzioni di corrente per oltre 13 ore, spingendo la popolazione a scendere in piazza per chiedere le dimissioni dei vertici istituzionali.

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