Stallo nella caccia ai ‘costruttori', pressing del Pd su Conte

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AGI – Niente dimissioni prima del voto in Senato sulla relazione dello stato della giustizia. O perlomeno nessun passo indietro se non si costituisce un gruppo per puntellare l'esecutivo.

Il premier è disponibile a ragionare su un Conte ter ma – spiegano fonti parlamentari della maggioranza –non cede a salti nel buio, così come non aveva ceduto prima alle pressioni arrivate da Renzi. E considerato che per il presidente del Consiglio (ma anche per il Pd e il Movimento 5 stelle) i ponti con il senatore di Rignano sono ormai tagliati, la strada resta sempre quella della caccia ai responsabili. Al momento, però, resta lo stallo, perche' i lavori per arrivare ad una ‘quarta gamba' vanno avanti alla Camera ma non al Senato.

Dove le trattative per mettere su una nuova formazione non stanno portando a numeri aggiuntivi. Qualora si sbloccassero i negoziati in corso, i rosso-gialli potrebbero risolvere il problema delle commissioni ma anche del calendario e, per esempio, chiedere lo slittamento del voto sulla relazione di Bonafede prevista per mercoledì. Si sta cercando di spostarlo a giovedì ma non è neanche detto che ci si riesca. Prima di quel passaggio in ogni caso il partito del Nazareno chiede – parole di Orlando - “una iniziativa politica del governo e del ministro Bonafede per dare il segnale di un fatto nuovo senza il quale si rischia di andare a sbattere”.

Intanto un segnale sulla riforma della prescrizione ma anche la possibilita' di aprire ad un ‘Conte ter', perché il premier è si' insostituibile in quanto “punto di equilibrio” ma senza l'allargamento della maggioranza – il ragionamento del vice segretario dem - l'unica strada rischia di essere quella delle elezioni.

Il Pd insiste insomma sulla prospettiva di un esecutivo forte che possa gestire le sfide sui vaccini e sul ‘Recovery plan' e andare avanti senza scossoni. E senza Renzi, sul quale c'è ormai una sorta di veto anche da parte del premier e di una larga parte del Movimento 5 stelle. E' una partita ancora tutta da giocare, il premier – riferiscono fonti parlamentari della maggioranza – apprezza la posizione del Pd che ha messo nero su bianco che “non accetterà processi a Conte”, ma per ora non cambia schema senza avere la certezza dei numeri. Non è solo il Pd ad essere preoccupato per quella che viene considerata un'operazione di corto respiro.

È preoccupato il Movimento 5 stelle: una parte ritiene che Conte voglia le urne; un'altra, invece, spinge proprio il presidente del Consiglio a fare un passo avanti. “Perché trattare con Tabacci? Faccia lui il costruttore e promuova un'iniziativa politica, costruisca in prima persona il contenitore perche' i tempi a volte sono piu' importanti dei progetti”, osserva per esempio un ‘contiano' pentastellato. La richiesta è quella di dar vita ad una sorta di ‘predellino' di berlusconiana memoria. E a proposito di Berlusconi non è passata inosservata la posizione dell'ex presidente del Consiglio, sia all'interno della maggioranza che nel centrodestra.

“Meglio perdere due mesi per andare alle elezioni che questa paralisi”, ha osservato il Cavaliere, rimarcando come stiano aumentando le possibilitàdi un voto anticipato a causa dei no di Pd e M5s. Ma allo stesso tempo l'ex premier ha ‘rispolverato' la tesi della necessita' di un esecutivo di unità nazionale, si è affidato al Capo dello Stato. “E – osserva un ‘big' azzurro – ha fatto intendere che superato Conte potrebbe aprire ad un altro esecutivo”.

Ora che ci possa essere sullo sfondo un governo a guida Pd è improbabile considerato il no anche del Movimento 5 stelle ad una prospettiva del genere, ma in ogni caso – osserva un'altra fonte parlamentare azzurra – “Berlusconi si sta smarcando dalla posizione di Meloni secondo la quale c'e' solo il voto”. Intanto il Cavaliere sta chiamando ad uno ad uno i senatori di FI. Per evitare che ci possano essere sorprese nel voto sulla relazione di Bonafede. “Mi stanno chiamando in tantissimi – spiega un esponente azzurro a palazzo Madama -. E c'e' il pressing di emissari di Conte che evocano una sua lista. Ma ci penserei solo se il premier facesse un passo avanti e un suo partito”. I moderati chiedono al presidente del Consiglio di “metterci la faccia” dopo aver semplicemente tratteggiato il perimetro dell'alleanza anti-sovranista. Ma per ora i risultati di quella che qualcuno chiama “la pesca miracolosa” non ci sono.

I dem sono contrari ad un governo con le destre (ma accetterebbero i forzisti) ma se la situazione si complicasse – continuano ad avvertire – il rischio è che si vada al voto. Per il dem Bettini “è l'ultima risorsa” (messaggio per rassicurare chi teme nei gruppi le elezioni) ma rischia di essere anche “l'unica strada percorribile”.