Standing ovation per i Berliner e Petrenko che trionfano a Santa Cecilia

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Con una lunga standing ovation e cori da stadio il pubblico romano dell'Accademia di Santa Cecilia ieri sera ha salutato i Filarmonici di Berlino e il loro direttore Kirill Petrenko, al termine di un concerto che ha impaginato la 'Scozzese' di Felix Mendelssohn e la decima sinfonia di Dmitri Sostakovic. Una prestazione strepitosa della celebre orchestra tedesca, considerata tra le quattro compagini migliori del mondo, e di Petrenko che la guida dal 2019. I Berliner erano venuti a Roma l'ultima volta nel 2004 con il precedente direttore Simon Rattle e il concerto di ieri, realizzato in collaborazione con l'Ambasciata di Germania, era l'evento di chiusura del RomaEuropa Festival nonché l'unica tappa italiana della tournée europea dei Berliner che, in questo momento di risalita dei contagi, soprattutto in Germania, hanno voluto dedicare alle vittime del Covid.

Sin dalle prime battute della terza sinfonia 'Scozzese' di Mendelssohn il pubblico della Sala Santa Cecilia, piena dal primo all'ultimo posto, è rimasto ipnotizzato dal suono dell'orchestra tedesca, sempre pieno, perfetto e senza sbavature, e dallo straordinario carisma del suo direttore che con un gesto perfetto calibrava i pianissimi, le sfumature e i tempi del capolavoro che abbraccia l'intero arco creativo di Mendelssohn. Il compositore iniziò a scriverla nel 1829, a soli vent'anni, per completarla nel periodo della maturità, il 1842, quando fu eseguita per la prima volta al Gewandhaus di Lipsia. Petrenko l'ha diretta secondo le prescrizioni del suo autore, senza pause tra i vari movimenti, come un unico fluire.

Dopo l'intervallo e con un ampliamento dell'organico orchestrale, il direttore russo è salito sul podio per la decima sinfonia di Sostakovic, che il compositore russo ha scritto poco dopo la morte di Stalin, avvenuta il 5 marzo 1953. L'opera è una specie di resa dei conti tra il musicista e il dittatore che aveva messo all'indice compositori come Profofiev, Kachaturian e lo stesso Sostakovic, definendoli "nemici del popolo" e danneggiando le loro carriere in Unione Sovietica. Per questo il compositore, dopo un primo movimento 'Moderato', definito dal musicologo Franco Pulcini "un disperato deserto", inserisce un breve Allegro in cui un'orchestra scatenata e rabbiosa dipinge un diavolo che in realtà è la rappresentazione musicale di Stalin. Ma nel terzo movimento, Allegretto, arriva proprio Sostakovic, rappresentato da un tema di quattro note, Re, Mi bemolle, Do e Si (che nella notazione tedesca sono D, S, C e H come Dmitri SCHostakovic), che diventa l'elemento strutturale della sinfonia e che anche nel quarto movimento, dopo un colpo di coda del diavolo-Stalin, emerge vittorioso. Una prova di straordinario virtuosismo per orchestra e direttore, che infiamma il pubblico, letteralmente magnetizzato dalla magnifica performance di orchestra e direttore, fino alla lunga standing ovation finale.

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