Resa dei conti a novembre

Gabriella Cerami
·Politics reporter, L'Huffington post
·4 minuto per la lettura
M5S (Photo: ANSA foto)
M5S (Photo: ANSA foto)

Tutto e subito. Spazzare via il vecchio per fare largo al nuovo Movimento 5 Stelle, quello lontano da Davide Casaleggio. Sarebbe dovuto essere un percorso lungo, carico di riflessioni, di confronti, consultazioni online e in assemblea. Con traguardo finale a marzo. E invece la nuova organizzazione pentastellata sarà decretata nel giro di un mese. Il 7 e 8 novembre saranno celebrati gli Stati generali, e questa sarà la tappa finale.

I fatti delle ultime quarantotto ore hanno imposto lo scatto in avanti. Venti di scissione, soffiati da Alessandro Di Battista, e battaglie legali paventate da Davide Casaleggio hanno fatto precipitare gli eventi. Così Luigi Di Maio e i suoi fedelissimi hanno schiacciato sull’acceleratore. Nella due giorni di Congresso, che sarà a Roma, sarà decisa la struttura da dare al Movimento 5 Stelle. Capo politico o gestione collegiale? Per ora si propende per la seconda.

Intanto, come spiegato dal reggente Vito Crimi in un video, si riuniranno le assemblee regionali e provinciali, convocate dai facilitatori regionali, che stileranno un documento elencando i temi da mettere nell’agenda politica del Movimento. E poi indicheranno i rappresentanti che parteciperanno all’assemblea romana che “non avrà un potere deliberante, perché l’ultima parola spetta sempre all’assemblea degli iscritti”.

Quindi i rappresentanti incaricati si incontreranno e confronteranno in tavoli di lavoro. I singoli tavoli dovranno produrre una sintesi dei lavori, che l’8 novembre pomeriggio sfoceranno in una assemblea, con un dibattito pubblico in streaming. Al dibattito potranno intervenire anche coloro i quali non sono stati designati quali rappresentanti. La sintesi, il documento finale, dovrà essere sottoposto al voto della rete.

Crimi non cita mai i concetti di “capo politico” o di “struttura collegiale”, ma è qui che gli Stati generali dovranno portare. Il documento che sarà stilato il 7 e l’8 novembre e poi sottoposto al voto delle rete dovrà indicare chi guiderà il Movimento 5 Stelle e come.

Gli Stati Generali saranno così veloci che non c’è bisogno di scegliere la struttura organizzativa, di cui si era parlato. La gestione è affidata ai facilitatori regionali ma dietro c’è tutta l’ala governista. Crimi si è consultato con Paola Taverna, anche lei protagonista di questa fase, e con il team del futuro. Ma è già scontro, tra chi deve organizzare. La chat dei facilitatori è rovente perché alcuni sostengono di non essere stati coinvolti. Guarda caso, persone vicine a Casaleggio. Enrica Sabatini, che ha il ruolo di facilitatore al coordinamento ed è anche socia di Rousseau, posta un duro intervento: “Non sono stata coinvolta in alcuna fase. Il lavoro che svolgiamo richiede programmazione”.

C’è anche chi, come Luigi Gallo, si aspettava qualcosa di più strutturato: “Ascolto in ogni Comune e per farlo è necessaria una organizzazione fisica ramificata sul territorio con responsabili comunali, provinciali e regionali che sappiano fare rete e dare risposte anche a chi non utilizza gli strumenti digitali”, dice in un’intervista a Repubblica: “Gli Stati Generali di M5s servono a realizzare un confronto democratico di tutte le idee del M5s e dobbiamo coinvolgere anche gli 11 milioni di cittadini che ci hanno votato nel 2018 per chiedere un impegno diretto nella politica locale”.

Basterà così poco tempo? Difficile. Il percorso da intraprendere sul territorio sarà solo annunciato e rinviato a dopo il congresso, che sarà intanto una resa dei conti interna. Sarà anche presentato un documento nel quale si chiede ufficialmente all’associazione Rousseau si essere semplicemente un fornitore esterno di servizi. I parlamentari vogliono liberarsi del bonifico mensile dei 300 euro.

Tema che si intreccia alla proprietà del simbolo M5s e ai dati sensibili. I vertici grillini pretendono da Davide Casaleggio la lista degli iscritti, che solo i server dell’associazione Rousseau possiede. Quindi Casaleggio junior che è presidente.

Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, un tempo amici ora alla guida di due opposte fazioni, potrebbero arrivare alla conta. Sul piatto c’è di tutto, c’è anche la legge elettorale, in chiave alleanze future. E se prevale una “linea maggioritaria”, ha già annunciato l’ex deputato, “sono pronto a prendere altre strade”. Bisognerà vedere chi davvero lo seguirà.

Con l’ex deputato potrebbero ritrovarsi coloro che stanno svolgendo il primo mandato perché è su questo punto che si sta consumando la battaglia più difficile all’interno del Movimento. Con lo Stato maggiore che vuole cancellare il limite dei due mandati e Di Battista, che il secondo mandato ce l’ha in serbo, guida la fronda dei ribelli pronti anche alla scissione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.