Stati Uniti: Università, è sindrome sparatorie

Sono un luogo di istruzione che dovrebbe fornire conoscenze e la capacità di ragionare in modo autonomo. E, invece, sempre più spesso, finiscono per essere teatro di sparatorie terribili, soprattutto negli Stati Uniti d’America. Si parla di università, ormai fonte di pericolo più che di sapere. L’ultimo episodio è alla ‘Texas A&M University’ di College Station, una cittadina a nord-ovest di Houston. A un solo isolato dall’istituto, un uomo di 35 anni, Thomas Caffall, durante uno scontro a fuoco, ha ucciso l’agente di polizia Brian Bachmann, un passante e ferito quattro persone prima di morire a sua volta. La motivazione sembra essere un’ordinanza di sfratto che il killer aveva appena ricevuto proprio dal poliziotto ucciso. Caffall sul suo profilo di Facebook aveva postato immagini di numerose di armi da fuoco, soprattutto a canna lunga, che si vantava apertamente di possedere.

Il Texas è solo l’ultimo esempio di una serie di sparatorie che hanno coinvolto gli atenei americani. Solo per citare le stragi che sono avvenute quest’anno si possono ricordare quella del 2 Aprile in una classe della Oykos University, una piccola università cristiana di Oakland, in California, dove un ex studente entra e apre il fuoco sui suoi ex colleghi. Alla fine si contano sei morti e tre feriti. E tornando indietro di poco più di un mese, il 27 febbraio, nella caffetteria della Chardon High School, vicino Cleveland, in Ohio, un ragazzo spara cinque colpi: il bilancio è tre morti.

L’incremento negli ultimi anni di questi eventi tragici è veramente preoccupante e sembra avere una data di inizio: 20 aprile 1999. E’ il giorno in cui due studenti della Columbine High School di Denver (Colorado, Usa), Eric Harris, 18 anni, e Dylan Klebold, 17, aprono il fuoco e uccidono 12 loro compagni ed un insegnante prima di togliersi la vita.

Al termine della sparatoria ci furono anche 24 feriti. I due giovani autori della strage, che avevano simpatie per le idee neonaziste, morirono suicidi a loro volta, asserragliati all’interno della scuola dopo che la polizia era intervenuta a circondare la zona. Nelle settimane successive un acceso dibattito, di cui è testimonianza anche il film-documentario di Michael Moore, “Bowling for Columbine”, vincitore del premio Oscar nel 2003, ha coinvolto il fenomeno del bullismo nelle scuole, l’impatto di film e videogiochi violenti nella società statunitense e l’uso di farmaci anti-depressivi da parte degli adolescenti.

Nei 13 anni trascorsi dalla strage alla Columbine High School ad oggi, abbiamo assistito anche alla sparatoria più sanguinosa mai avvenuta in un’Università americana ad opera di un singolo uomo armato. E’ il 16 Aprile del 2007 quando nella scuola superiore “Virginia Polytechnic Institute and State University”, un complesso scolastico situato a Blacksburg nello stato della Virginia, uno studente sudcoreano, il 23enne Cho Seung-hui, morto suicida dopo aver compiuto la strage, uccide due persone in un dormitorio e altre 30 in un edificio dove erano in corso le lezioni. I 33 morti hanno riportato alla memoria il massacro della Bath School nel Michigan dove il 18 maggio 1927 Andrew Kehoe, un uomo impegnato nelle attività scolastiche, fece esplodere tre bombe che uccisero quarantacinque persone e ne ferirono cinquantotto. La maggior parte delle vittime erano bambini che frequentavano l’istituto.

Le Università, le scuole e più in generale i giovani studenti non sono nel mirino soltanto negli Usa. Due episodi recenti hanno colpito enormemente l’opinione pubblica. Poco più di un anno fa in Norvegia, il trentaduenne Anders Behring Breivik, un anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamico e fondamentalista cristiano, con ideologie di estrema destra, dopo aver fatto esplodere ad Oslo una bomba nei pressi della sede del governo norvegese, uccidendo otto persone, raggiunse l’isola di Utoya dove aprì il fuoco su un gruppo di giovani che partecipavano a un campo estivo del partito laburista, provocando altre 69 vittime. Come non ricordare, poi, quanto avvenuto alla scuola superiore «Francesca Laura Morvillo Falcone» di Brindisi dove il 19 maggio di quest’anno in un attentato ha perso la vita Melissa Bassi, 16 anni, mentre altre sue sette compagne di scuola sono rimaste gravemente ustionate. Sono ormai diventati abbastanza numerosi gli attacchi ai simboli dell’istruzione anche in Africa, dove in alcuni paesi si è fatta crudele la guerra tra cristiani e islamici. E’ di circa 3 mesi fa la notizia del ritrovamento di 3 bombe inesplose nell'Università di Bayero, nella città di Kano, nord della Nigeria. Gli ordigni, che avrebbero potuto compiere una strage, si trovavano nelle facoltà di legge, scienze e nel complesso sportivo.

I morti di ieri alla ‘Texas A&M University’ arrivano al termine di un ciclo terribile che in meno di un mese ha registrato anche la sparatoria al cinema Aurora di Denver in Colorado, dove il 24enne James Holmes, ha ucciso 12 persone alla prima del film di Batman ‘The dark Knight Rises' e il massacro del tempio Sikh di Oack Creek in Wisconsin in cui un’ex militare ha ucciso 6 fedeli prima di essere colpito per poi suicidarsi. Tutto questo ha riacceso il dibattito sul Secondo emendamento della Costituzione statunitense che garantisce il diritto dei cittadini di detenere e portare armi, un diritto inviolabile che la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha più volte ritenuto al pari di quello al voto e della libertà di espressione.

Le parole del presidente, Barack Obama, sul valutare come ridurre la violenza in America e sui maggiori controlli nella vendita delle armi, non sembrano preludere a un cambiamento di rotta. Troppo forte il potere della National Rifle Association, la lobby dei possessori di armi, che con i suoi 4 milioni di membri, concentrati soprattutto in swing States (Stati ‘indecisi’) come Ohio, Pennsylvania, Virginia, finanzia pesantemente le campagne elettorali di deputati e senatori repubblicani e democratici. Del resto più del 55% dei cittadini americani sono d’accordo con la vendita libera di armi e il settore, anche dopo la strage di Aurora, ha registrato un incremento delle vendite del 41% (fonte Denver Post). Anche il sondaggio della Gallup del 2010 mostrava come in 20 anni il sostegno negli Usa a misure più severe su acquisto e porto d’armi è calato del 34%. E se i numeri hanno un significato purtroppo non ci resta che aspettare la prossima strage a stelle e strisce.

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