Stato dell'Unione: guerra, energia e riforme nel discorso di von der Leyen

Un'ora di discorso per sottolineare le priorità dell'Unione Europea, rivendicare i suoi successi passati e ribadire le sfide presenti. Ursula von der Leyen ha pronunciato di fronte al Parlamento europeo il suo terzo discorso sullo Stato dell'Unione, come ha ricordato la stessa presidente della Commissione, il primo mentre infuria una guerra in Europa.

L'Europa e la guerra

Come prevedibile, c'è la guerra in Ucraina al centro del discorso. La presidente della Commissione si presenta di fronte all'aula di Strasburgo accompagnata da Olena Zelesnska, la moglie del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accolta con una standing ovation dall'aula.

Von der Leyen chiarisce che l'Unione rimarrà ferma nel suo sostegno a Kiev, sia finanziario che militare. Una linea decisa, così come quella sulle sanzioni alla Russia.

"Questa è una guerra alla nostra energia, una guerra alla nostra economia, una guerra ai nostri valori e una guerra al nostro futuro. È il potere autocratico contro la democrazia. E sono convinta che con coraggio e solidarietà, alla fine Putin fallirà e sarà l'Europa a prevalere".

La presidente ha reso omaggio agli ucraini, descritti come "eroi" e riconosciuto che l'Unione avrebbe dovuto reagire prima alle minacce russe. "Una lezione appresa da questa guerra è che avremmo dovuto ascoltare chi conosce Putin". Un riferimento preciso "ad Anna Politkovskaya e a tutti i giornalisti russi che hanno denunciato i crimini di Putin, pagando con la vita".

Nuova energia

La presidente ha poi colto l'occasione per annunciare una serie di misure atte a combattere la crisi energetica nell'Unione. La Commissione proporrà agli Stati membri. La prima è un tetto ai profitti delle imprese che producono energia elettrica a basso costo: i cosiddetti "produttori inframarginali", che generano elettricità da fonti alternative al gas, e in questo momento meno care.

"Queste imprese stanno realizzando profitti inaspettati, che non si sarebbero mai nemmeno immaginate. Nella nostra economia sociale di mercato gli utili sono una buona cosa. Ma di questi tempi è sbagliato accumulare proventi straordinari approfittando della guerra, a spese dei consumatori. In momenti come questo i profitti devono essere condivisi e incanalati verso coloro che ne hanno più bisogno", le parole della presidente. Secondo i calcoli della Commissione, da questo prelievo sugli extra-profitti arriveranno nelle casse nazionali 140 miliardi di euro.

Anche le aziende energetiche che trattano i combustibili fossili sono chiamate a contribuire. Chi estrae gas non russo ha beneficiato, a costi invariati, dell'aumento dei prezzi della materia prima. I dettagli delle misure che vengono messe a punto saranno poi rivelati dai commissari competenti, ma von der Leyen ha assicurato un impegno continuo "per abbassare i prezzi del gas". Rimane invece "al vaglio" il price cap, il tetto al prezzo del gas che ancora divide i Paesi dell'Unione.

A ottobre, ha detto la presidente, sarà modificato il quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato per le aziende energetiche, in piena crisi di liquidità.

Ma soprattutto, Ursula von der Leyen ha detto chiaramente che sia il mercato del gas che quello dell'elettricità in genere non sono più adatti: i consumatori finali "dovrebbero poter trarre vantaggio dalle fonti rinnovabili a basso costo". Quindi serve intervenire sul Ttf, l'indice di riferimento per il prezzo del gas, ma anche "arginare l'influenza dominante del gas sul prezzo dell'energia elettrica". Da von der Leyen arriva una promessa: quella di procedere a "una riforma profonda e onnicomprensiva del mercato dell'energia elettrica".

Unione da riformare

La parte più applaudita dall'Eurocamera è stata però quella dedicata alla lotta alla corruzione e alla difesa dello stato di diritto all'interno dell'Unione.

"Se vogliamo essere credibili quando chiediamo ai Paesi candidati all'adesione di rafforzare le loro democrazie, dobbiamo anche sradicare la corruzione nei nostri", l'affondo di von der Leyen. Nessuna menzione esplicita, ma due chiare allusioni implicite.

Alla Polonia: "Vi assicuro che continueremo a difendere l'indipendenza della magistratura", e all'Ungheria: "Proteggeremo anche il nostro bilancio grazie al meccanismo di condizionalità", visto che proprio in questi giorni il governo di Budapest è chiamato a una serie di riforme per "sbloccare" i fondi del suo piano nazionale di ripresa e resilienza

Fra le iniziative annunciate da von der Leyen ci sono pure supporto alle piccole e medie imprese del continente e investimenti su idrogeno e materie prime, elementi fondamentali per evitare la dipendenza dall'estero come accaduto con i combustibili fossili. In particolare si annuncia una "normativa europea sulle materie prime critiche", le cosiddette "terre rare", controllate per quasi il 90% del totale mondiale dalla Cina. A questo proposito von der Leyen spingerà per ratificare gli accordi commerciali dell'Unione con Cile, Messico e Nuova Zelanda e insisterà sui negoziati con Australia e India, tutti Paesi che ospitano, in misura differente, giacimenti di questi materiali.

Dopo tante promesse, c'è spazio anche per una richiesta agli Stati membri: quella di convocare una convenzione europea, come richiesto dal Parlamento, per valutare la modifica dei trattati. Forse il passo più importante nella costruzione dell'Europa di domani.