Stefano Bollani e la libertà della musica, da Bach a Jovanotti

Pierluigi Battista
·Giornalista, scrittore
·2 minuto per la lettura
(Photo: Marinaccio)
(Photo: Marinaccio)

Quasi ogni sera su Raitre va in scena, con Stefano Bollani e Valentina Cenni protagonisti di Via dei matti numero zero, un capitolo quotidiano di tv intelligente, popolare e colta insieme, ironica e autoironica, che tratta le cose serie senza prendersi troppo sul serio.

Bene per la tv, ma bene soprattutto - mica bisogna per forza improvvisarsi critici televisivi - per la felice conferma che si possa padroneggiare musica e trasmettere emozioni e conoscenze attraverso la musica mescolando i registri, alternando intrattenimento, spettacolo e informazione. E cioè, come usa dire con parola orrenda, “contaminando” i generi. Bollani ha suonato con direttori d’orchestra come Zubin Mehta e ha collaborato con Jovanotti, ha indossato gli abiti paludati delle severe liturgie concertistiche, al contempo mai disdegnando le esibizioni dello showman di vaglia. Improvvisa, oppure si attiene rigorosamente allo spartito, come più gli aggrada: in questa alternanza c’è anche la sua forza. Con Valentina Cerri comunica la passione e il divertimento per la musica, di tutta la musica, dai canti popolari alle variazioni jazzistiche alle rivisitazioni di Chopin e persino di Bach.

Non è divulgazione, non c’è niente di pedagogico e di saccente, in quei minuti di trasmissione. O l’istrionismo un po’ ridicolo di tenori e soprani che civettano con la musica pop negli stadi. Ma essendo tutti un po’ vittime della Scuola di Francoforte anche se non abbiamo letto una riga di Adorno e ci piace discettare di musica mercificata, di degrado della musica di massa, di musica standardizzata, la presenza di Bollani è la smentita delle visioni apocalittiche sulla cultura di massa diffuse da quella scuola che qualcuno volle ribattezzare “Grand Hotel sull’abisso”. A Via dei Matti, numero zero, quell’hotel, per fortuna, non è mai stato aperto

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.