Stefano Bonaccini apre la corsa alle primarie per un Pd senza correnti

Danilo Garcia Di Meo / AGF

AGI - Campogalliano, 8500 anime, a Ovest di Modena, attraversato il fiume Secchia. Stefano Bonaccini apre da 'casa sua' la corsa per le primarie del Pd. Il presidente della Regione Emilia-Romagna sceglie il circolo dem della cittadina dove è nato e cresciuto, famosa per la produzione delle bilance e l'uscita della A22, per lanciare la candidatura alla segreteria.

L'immagine è quella di un 'ritorno alle origini' con un obiettivo chiaro per il futuro: fare nuovamente del Pd un "partito popolare" (certamente "non populista"), "da combattimento", che, 'liberato' dalle briglie delle correnti, torni a essere il "perno del centrosinistra", ricostruisca le alleanze - "perché divisi si perde" - e si candidi, dopo la "lunga traversata nel deserto" dell'opposizione, a guidare il Paese, "vincendo alle urne", e non nelle segrete stanze della politica, alla prossima tornata elettorale.

Ho deciso di candidarmi alla segreteria del Partito Democratico. È il momento di esserci, di impegnarsi, di partecipare. Per il Pd, per il Paese.

Qui il link per la diretta Facebook https://t.co/YliwbSGIJP pic.twitter.com/fFMVJCtPA0

— Stefano Bonaccini (@sbonaccini) November 20, 2022

All'indomani della decisione del partito di tenere le primarie il 19 febbraio, Bonaccini così delinea il percorso che ha davanti: "Mi è abbastanza chiaro che non avrò il sostegno di molti nel gruppo dirigente nazionale. E io credo che serva un gruppo dirigente nuovo".

"Se vogliamo che il cambiamento sia profondo e arrivi ai cittadini, anche la classe dirigente deve essere rinnovata - avverte -. Cambiando però metodo, o se preferite, come insegnavano a me qui, tornando all'antico: non possiamo più permetterci di selezionare le classi dirigenti attraverso le correnti. Basta. Né di organizzare il partito stesso e il suo funzionamento attraverso le correnti. Né di fare le candidature per percentuali di correnti. Semplicemente perché il meccanismo, come abbiamo visto, non funziona: alla lunga non seleziona il merito ma la fedeltà, non produce unità e sintesi ma frammentazione, non porta consensi ma, anzi, ne fa perdere".

Bonaccini e le alleanze con M5S e Terzo Polo

Il governatore emiliano-romagnolo è poi netto nel messaggio a Terzo Polo e M5s sulle alleanze: divisi si perde. "Anche in Lombardia e in Lazio penso che la lezione non sia stata capita dal Terzo polo e dal Movimento 5 stelle. Adesso abbiamo in campo due eccellenti candidature, Majorino e D'Amato, che stimo, dobbiamo fare di tutto per cercare di vincere le elezioni in un contesto complicato", dice.

"Abbiamo bisogno di alleanze per battere la destra, se non andiamo uniti non si va lontano. Con Movimento 5 stelle e Terzo Polo è un discorso da fare", insiste. "Dobbiamo metterci in cammino per costruire una grande forza più radicata, popolare e progressista e poi costruire un nuovo campo di alleanze, perché poi alla prova dei fatti, e questo credo che valga sia per il Movimento 5 stelle sia per il Terzo polo, se andiamo divisi si perde", sottolinea.

"L'idea del 'campo largo' si è nettamente indebolita o è stata sconfitta", afferma. "Vorrei ricordare a Calenda e Renzi che anche loro hanno perso le elezioni, a Conte che ha perso anche lui. Se diventassi segretario, la prima cosa che proverei a fare è cercare di non regalare ai 5 stelle la rappresentazione di una nuova sinistra e al Terzo polo dei moderati. Dobbiamo tornare a rappresentarli noi", esorta.

A Lucia Annunziata che gli chiede dell'ipotesi di candidatura alla segreteria della sua vice Elly Schlein poi risponde: "Ci stimiamo, ci vogliamo bene e abbiamo lavorato benissimo insieme in Regione. Non mi sentirete mai usare una parola che non sia rispettosa e di affetto per lei. Anche perché gli elettori non ne possono più di una classe dirigente che si fa la guerra".

"Sarà una bella sfida se vorrà candidarsi. Mi fa piacere che ha deciso di iscriversi al Pd e di dar vita al processo costituente", sottolinea. "Sul tema dei giovani non credo che il tema sia l'età che si ha perché in Emilia Romagna scoprimmo che il 61% dei ragazzi tra i 18 e i 25 anni votò per Bonaccini".