Stefano Cucchi processo bis, il PM: “Si divertirono a picchiarlo”

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“Gli chiesi chi l’aveva conciato così, mi disse che erano stati i Carabinieri e che si erano proprio divertiti”. Questo quanto emerso e sottolineato nella requisitoria del PM Giovanni Musarò sul processo bis per il caso Stefano Cucchi. La testimonianza arriva da Luigi Lainà, un altro detenuto che ha avuto modo di incontrare Stefano Cucchi in infermeria durante la notte tra il 16 e il 17 ottobre del 2009. Il PM Musarò ha presentato oggi la sua requisitoria davanti alla Corte d’Assise di Roma, nell’ambito processo sulla morte del giovane 31enne. In essa il PM sottolinea quello che viene definito come un “depistaggio scientifico, una partita truccata all’insaputa di tutti”.

Stefano Cucchi, processo bis: la svolta

Una sorta di “processo kafkiano” che per anni avrebbe avuto come obiettivo quello di sviare i riflettori dai carabinieri coinvolti per puntarli invece sugli agenti penitenziari e sul personale medico dell’ospedale Sandro Pertini. È qui che Stefano Cucchi è morto la notte del 22 ottobre del 2009 a causa delle gravi ferite riportate in seguito al suo arresto.

Il primo processo

Il primo processo sulla morte di Stefano Cucchi ha visto infatti imputati per il pestaggio tre agenti della polizia penitenziaria, in seguito assolti. “Tutto ciò non è successo per sciatteria”, ha ribadito ancora una volta l’accusa. La svolta nella ricostruzione del caso Cucchi è arrivata grazie alla testimonianza del carabiniere Riccardo Casamassima, sulla base della quale sono state riaperte le indagini sulla morte del geometra romano. Casamassima accusò infatti alcuni suoi colleghi per il pestaggio del giovane. Accusa che ha portato a processo cinque uomini dell’arma dei Carabinieri, tra cui Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco. Quest’ultimo è accusato di aver procurato gravi lesioni alla vittima, divenute poi mortali.