Stephen King: "Sono ricco, tassatemi di più"

«Voglio pagare più tasse». Un’affermazione inattesa, soprattutto in questo periodo di crisi mondiale, quella di Stephen King. Ma lo scrittore super milionario non ha dubbi: la schiera dei più fortunati come lui (quelli con un reddito di oltre 400 milioni di dollari) dovrebbero essere costretti a pagare più tributi. King parla apertamente delle sue fortune e della sua dichiarazione dei redditi: attualmente versa il 28% dei suoi guadagni ma pensa che questa cifra debba essere portata al 50 %.

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Il problema è che non molti (ricchi) condividono questa visione, e lui lo sa: «La maggioranza di essi», dice King, «preferirebbe cospargersi le parti intime con liquido infiammabile, accendere un fiammifero, e danzare intorno cantando “Disco Inferno” piuttosto di pagare un centesimo in più di tasse».

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Oltre alle tasse, King annualmente versa 4 milioni di dollari in beneficenza, come tanti altri ricchi, «ma questa solidarietà», ammette lo scrittore, «non porta lontano. Quell’uno per cento versato non aiuta l’America a far fronte alle proprie responsabilità nazionali: sanità, povertà, educazione dei giovani, infrastrutture, il rimborso di debiti di guerra “sconcertanti”». Prima di King, altri milionari hanno proposto di pagare di più: il magnate Warren Buffett, i finanzieri Michael Steinhardt e Morris Pearl, sedici dei più ricchi cittadini francesi (tra cui l’ereditiera L’Oréal Liliane Bettencourt), Bill Gates, e Mark Zuckerberg, inventore di Facebook. E gli italiani?

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