Stilista impiccata, Cassazione: no all’arresto del fidanzato

Red
·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 12 feb. (askanews) - Resta in libertà Marco Venturi, l'uomo accusato dalla procura di Milano di aver ucciso la sua fidanzata, la stilista Carlotta Benusiglio, inscenando un finto suicidio per impiccagione in un giardinetto di una zona semicentrale della città. Lo ha deciso la Corte di Cassazione dichiarando "inammissibile" il ricorso del pm Gianfranco Gallo contro la sentenza del Tribunale del Riesame di Milano che a ottobre scorso aveva rigettato la richiesta di arresto dell'uomo, indagato per omicidio volontario, così come già stabilito in precedenza dal gip.

Benusiglio, 37 anni, venne trovata impiccata la mattina del 31 maggio 2016 a un albero dei giardinetti di piazza Napoli, lungo la circonvallazione esterna del capoluogo lombardo. Un giallo soprattutto per la posizione in cui venne ritrovato il cadavere: il corpo della vittima era infatti appoggiato al tronco dell'albero con una sciarpa stretta attorno al collo e legata e un ramo, ma i suoi piedi toccavano terra. Secondo la ricostruzione del magistrato, che per 4 anni ha indagato sul giallo, fu Venturi a uccidere la 37enne "per futili motivi". Dopo aver trascorso la serata insieme alla fidanzata l'uomo, "con un dolo d'impeto, stringendole al collo una sciarpa oppure con il proprio braccio strangolava la Benusiglio" che "decedeva subito dopo per asfissia meccanica da strangolamento". A quel punto, "allo scopo di conseguire l'impunità" Venturi "simulava un'impiccagione, sospendendo parzialmente e, tramite la sciarpa, il cadavere della Benusiglio a un albero del parco sito in piazza Napoli allontanandosi subito dopo".

La richiesta di arresto presentata da magistrato per Venturi è tuttavia stata bocciata tre volte consecutive: prima da un giudice per le indagini preliminari, poi dal Tribunale del Riesame e ieri dalla Corte di Cassazione. Organismi giudicanti diversi ma comunque concordi nel sostenere che la stilista si suicidò. Lo stesso procuratore generale della Suprema Corte, Elisabetta Ceniccola, nella sua requisitoria scritta aveva chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso della Procura di Milano. Istanza accolta dai giudici della prima sezione penale del Palazzaccio di Piazza Cavour.