Stimata maxi produzione nocciole in Turchia, in Italia riduzione

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Roma, 6 lug. (askanews) - Per l'annata 2021/2022 è previsto un forte incremento della produzione turca di nocciole, mentre quella italiana subirà una drastica riduzione, con quantitativi inferiori alla metà dello scorso anno. Sostanzialmente stabili si manterranno invece gli Stati Uniti, mentre continueranno a crescere, seppure moderatamente, Cile, Georgia e Azerbaigian. Questa l'istantanea sulla produzione mondiale di nocciole che Riccardo Calcagni, CEO di Besana e presidente di Nucis Italia, ha esposto durante il suo intervento al "The Nut & Dried Fruit Global Online Forum", l'annuale appuntamento organizzato da INC (International Nut & Dried Fruit Council) per fare il punto sul settore della frutta secca ed essiccata.

"Secondo i dati elaborati su proiezioni di INC - ha spiegato Calcagni - in linea generale nell'annata 2021/2022 assisteremo a livello globale a una produzione di nocciole che supererà gli 1,3 milioni di tonnellate in guscio, attestandosi a 1.306.900 tonnellate. Aumenterà quindi di oltre il 10% la produzione mondiale rispetto al 2020/2021, che ha fatto registrare 1.183.000 tonnellate. Tutto ciò, peraltro, a fronte di un altro incremento della domanda mondiale, che passerà da 1.056.600 tonnellate a 1.192.800 tonnellate".

Ci sono però molte distinzioni tra i principali Paesi produttori. La Turchia avrà un importante aumento, passando dalle 640.000 tonnellate di questa annata alle 790.000 tonnellate della prossima, sfiorando quindi un incremento del 25%. L'Italia, invece, secondo Paese produttore a livello mondiale, registrerà una drastica riduzione di oltre il -55%, passando dalle 160.000 tonnellate alle 70.000 tonnellate. Una situazione, questa, su cui hanno inciso diversi fattori, dalle gelate tardive dell'aprile 2021 all'anno di "scarica" di diversi impianti. Sostanzialmente stabile o solo in lieve flessione sarà la produzione negli Stati Uniti, che passeranno da 56.600 a 54.500 tonnellate.

"Alcuni areali europei come la Polonia e la Croazia aprono interessanti prospettive a livello produttivo, che è opportuno e importante sviluppare per rispondere alla domanda crescente. Allo stesso tempo è fondamentale far crescere la corilicoltura italiana, rinnovando gli impianti e diventando sempre più competitivi come prodotto di eccellenza - commenta Pino Calcagni, presidente di Agribiotech - In questa scia rientrano ad esempio i progetti per lo sviluppo della Tonda Francescana che stiamo portando avanti con l'Università degli Studi di Perugia. Nonostante quest'anno la produzione italiana sia ai minimi storici per i sopraccitati motivi, le prospettive e i margini di crescita sono notevoli".

A livello internazionale, sempre dal punto di vista delle stime di produzione, alle spalle dei "Top 3" Turchia, Italia e Stati Uniti, altri stati stanno crescendo. "In Cile - conclude Riccardo Calcagni - dove la corilicoltura è una realtà consolidata, si passerà da 46.000 a 53.000 tonnellate. Una simile situazione è prevista anche in Paesi emergenti da questo punto di vista, come Georgia e Azerbaigian, che passeranno rispettivamente da 50.000 a 55.000 tonnellate e da 40.000 a 50.000 tonnellate. Sebbene occupino solo attualmente l'ottava e la nona posizione, infine, sono da guardare con attenzione anche Paesi come la Cina, che passerà da 25.000 a 28.000 tonnellate, e la Spagna, che nel giro di un solo anno arriverà a triplicare la propria produzione, passando da 4.500 a 17.000 tonnellate".

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