Sting: "I cospirazionismi? Fanno paura, mi sento come alla fine della Repubblica Romana"

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- (Photo: Gary Miller via Getty Images)
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“Me ne sto sul ponte fra i 69 e i 70 anni: è duro e interessante. Devi accettare di invecchiare: o invecchi o muori. Sono orgoglioso dei miei anni”. A parlare sulle pagine del Corriere della Sera è Sting, cantautore britannico che si racconta alla vigilia dell’uscita del suo nuovo album Bridges, prevista per il 19 novembre.

Tra i ponti attraversati, l’artista ricorda:

“Quello dalla povertà al successo è stato tosto. Ho imparato che non puoi paragonare felicità e successo. La prima viene dai rapporti, l’altro è legato ai soldi [...] Il ponte artistico? Ero in una band al massimo del successo e l’ho lasciata. Decisione non logica, spericolata, ma giusta secondo il mio istinto. Non ho rimpianti”.

Parlando delle sue nuove canzoni: in Bells of Saint Thomas, il cantautore cita un quadro di Rubens ad Anversa. “San Tommaso voleva vedere per credere, oggi qualcuno non crede nemmeno all’evidenza scientifica. Come la vede?”, gli viene chiesto. E il cantautore:

“La scienza non è infallibile, bisogna poterla mettere in dubbio, ma questo apre a teorie cospirazioniste e altre sciocchezze. Quando si arriva al populismo però inizio ad avere paura. Sto leggendo molta storia romana e vedo parallelismi fra quello che succede oggi e la fine della repubblica: populismo, propaganda, bugie, violenza. La democrazia liberale è qualcosa di fragile e possiamo perderla in un batter d’occhi”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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