Stop ai rincari su luce e gas: con il taglio dell'Iva si pagano solo i consumi

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stop rincaro bollette
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Una buona notizia per il portafogli degli italiani: il governo è pronto a stanziare altri 2 miliardi per andare ad ammortizzare il rincaro previsto per il prossimo trimestre di bollette.

Rincari bollette, taglio agli oneri di sistema

Negli ultimi mesi si è assistito ad un massiccio aumento nei prezzi di tutto il comparto energetico, dalla benzina fino al gas casalingo. Il caro è dovuto dall’impennata dei prezzi dell’energia, ma il governo ha in mente una strategia.

Nella manovra che dovrebbe essere presentata al Parlamento, ci sarebbe una norma che stanziare altri due miliardi – dopo i quasi cinque già messi sul piatto tra luglio e settembre – per un intervento sull’Iva pagata sui cosiddetti “oneri di sistema“: si tratta dell’imposta pagata su tutto ciò che in bolletta non è energia, e che pesa complessivamente per circa il 30% della cifra finale che l’utente paga.

Rincari bollette, il peso degli oneri di sistema

Gli oneri di sistema raggruppano nel loro insieme diverse variabili: ci sono i contributi per le rinnovabili, gli incentivi per il biogas, la messa in sicurezza del nucleare e varie agevolazioni tariffarie, per esempio per le famiglie più bisognose. L’obiettivo del governo è arrivare a far pagare l’Iva solo sull’energia effettivamente consumata, in modo da contenere l’impennata dei prezzi dell’energia, che si ribaltano inevitabilmente e direttamente sui consumi degli italiani, scatenando l’inflazione.

Rincari bollette, una tassa sulla tassa

Ad oggi, l’Iva sugli oneri di sistema è del 10% ed è a tutti gli effetti una “tassa sulla tassa“. Il peso degli oneri di sistema è stato pari a 14 miliardi di euro, su un ammontare complessivo della “bolletta Italia” di oltre 40 miliardi. Queste cifre si riferiscono ad oneri di sistema già ridotti nella bolletta del terzo trimestre e azzerati nel quarto trimestre.

Per finanziare questa operazione il governo starebbe pensando a impegnare gli 1,5 miliardi di euro derivanti dalle aste per le emissioni di CO2, meglio noti come “diritti di emissione”, il cui prezzo potrebbe salire.

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