Stop al blocco dei licenziamenti: cosa succede ai lavoratori dal primo novembre

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REUTERS/Flavio Lo Scalzo
REUTERS/Flavio Lo Scalzo

Il 31 ottobre è terminato il blocco dei licenziamenti, che era in vigore da febbraio 2020. Il blocco era stato approvato come misura emergenziale per attutire l'impatto della pandemia da Covid-19. I lavoratori del settore terziario, piccole imprese, artigianato, tessile, abbigliamento e pelletteria dal primo novembre tornano ad essere licenziabili. 

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Il blocco interessava i licenziamenti collettivi o la possibilità per il datore di lavoro di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo. Per i 4 milioni di lavoratori assunti a tempo indeterminato nell’edilizia e della manifattura il blocco era già finito lo scorso 30 giugno. Ora che cosa succederà ai lavoratori?

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Dipende da diversi fattori. Il primo è lo stato dell'azienda in cui lavorano. Poi c'è la Cassa integrazione. Il Governo ha prorogato nel decreto legge fiscale la cassa integrazione Covid da usare tra l'1 ottobre e il 31 dicembre per un periodo che varia a seconda delle varie attività: un massimo di 13 settimane per le piccole imprese del terziario, commercio, artigiani, giornalisti, e per un massimo di 9 settimane per tessile-abbigliamento-pelletteria. Durante la cassa Covid i datori di lavoro non possono licenziare, a meno di accordi collettivi sugli esodi incentivati, cessazione definitiva d'attività d’impresa o messa in liquidazione.

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