Storia della maschera blackface che ha costretto Trudeau a scusarsi

alessandro galiani

Il politically correct negli Usa non perdona. Specie se si tratta di 'balckface', l'usanza di dipingersi la faccia di nero, considerata particolarmente off di questi tempi e  tacciata di razzismo. L'ultima vittima della 'blackface', stavolta in Canada, è stato il premier, Justin Trudeau, costretto a scusarsi pubblicamente per una foto e un video degli anni '90, che lo ritraggono a una festa mascherata, quando era uno studente di 21 anni, con la «blackface» in T-shirt e pantaloncini corti, mentre alza le braccia e tira fuori la lingua.

Il 21 ottobre i canadesi andranno alle urne e lo scandalo rappresenta un colpo basso per il premier, perché è come dire ai canadesi: non votatelo, perché non è quello che sembra. Trudeau si è sempre presentato come un paladino dei diritti delle donne e degli indigeni, un antirazzista convinto, nemico del presidente Donald Trump. E questo ovviamente per lui ha rappresentato un'aggravante. La 'blackface', questa maschera sinonimo di razzismo, è molto popolare negli Usa durante Halloween, la festa in cui tutti i bambini si travestono e vanno in giro per le case a chiedere in dono dolcetti.


Le maschere più gettonate a Halloween sono quelle da strega, quella da clown e quella da Wonder Woman, ma anche il blackface è molto popolare e un terzo degli americani lo considera ok, se indossato in questa occasione. Tuttavia la maggioranza degli americani non è d'accordo e l'accusa di essere uno stereotipo volgare e una presa in giro razzista dei neri. Ecco perché chi l'utilizza finisce inevitabilmente nei guai.

È successo a Trudeau ed è capitato anche alla casa di moda Gucci, il cui designer Alessandro Michele, famoso per le sue strategie di marketing vincenti e molto appariscenti, focalizzate su Intenet, ha fatto l'errore di inserire nella collezione autunno/inverno 2018 un maglione che faceva riferimento al blackface. L'iniziativa ha scatenato un putiferio. Gli influencer dei social media e gli artisti hip-hop che stabiliscono le tendenze che dominano l'industria della moda, che l'avevano sempre elogiato, stavolta gli si sono rivoltati contro e su Internet è scattato il boicottaggio dei prodotti Gucci, una campagna che, nonostante il ritiro del prodotto, ha fatto affondare le vendite negli Usa della casa di moda, la quale nel primo trimestre ha registrato il suo primo calo del fatturato dal 2016.

Qualcosa di analogo è successo a un'altra casa di moda, Prada, i cui portachiavi con una bambola a forma di scimmia, sono stati ritirati dal mercato perché accusati di razzismo, in quanto il gadget assomigliava a Little Black Sambo, il personaggio di un libro per bambini, scritto nel 1899. Anche in questo caso l'hashtag #boycottPrada è diventato virale, costringendo Prada a correre ai ripari.

Anche il segretario generale della Florida, Michael Ertel è stato costretto alle dimissioni, nel gennaio scorso, per delle foto di 15 anni fa che lo mostravano col volto dipinto di nero, rossetto rosso, seno finto, grandi orecchini e una bandana con la scritta "vittima dell'uragano Katrina", indossato a soli due mesi dalla tragedia.

Una settimana più tardi, è stato il turno del Governatore del Virginia Ralph Northam, che anni prima si era dipinto la faccia di nero – oltre ad accompagnarsi da qualcuno vestito da KKK – a una festa in cui avrebbe dovuto impersonificare Michael Jackson. Tra le vittime della blackface c'è anche la giornalista televisiva, Megyn Kelly, la quale, dopo aver costretto alle dimissioni Roger Ailes, suo mentore e leader di Fox News, accusandolo di comportamenti inappropriati di natura sessuale, a sua volta è stata silurata dalla Cbs, per aver pubblicamente difeso la pratica della blackface a Halloween. "Anch'io mi travestivo così", ha candidamente ammesso la conduttrice, scatenando un coro di proteste e la decisione della rete di mandarla a casa e di stracciare il suo contratto di collaborazione da 69 milioni di dollari.

Un altro esempio? La città di Baton Rouge in Louisiana, ha dovuto chiedere ufficialmente  scusa ai suoi cittadini dopo che è uscita una foto di due suoi poliziotti con la blackface, mentre imitavano dei pusher.

Cos'è la Blackface

Il fenomeno della Blackface nasce nella prima metà del 1800. È un makeup teatrale che viene usata nei vaudeville dai cantanti e dagli attori bianchi per imitare i neri. Nasce con l'intento razzista di deridere e umiliare gli atteggiamenti degli schiavi afroamericani. Non è un caso se l'immagine ricorrente della blackface è quella di un negro sorridente, perché lo stereotipo della blackface, l'idea che vuole trasmettere, è quella dello schiavo stupido, contento di essere al Sud nelle piantagioni di cotone.

Questa stilizzazione ha un successo travolgente, al pubblico piace, anche perché chi va a teatro in genere sono i bianchi. Ma per assurdo, gli stessi neri l'adottano, parodiando così se stessi o, meglio, ironizzando in modo singolare e straniante sulle parodie dei bianchi, ottenendo così il risultato di parodiare la parodia. Dal vaudeville di periferia la blackface arriva fino a Broadway (dove spesso era l'unico modo che avevano gli attori neri per lavorare) o alla radio, per non parlare del cinema.

Poi l'utilizzo del blackface va gradualmente spegnendosi negli Stati Uniti con il Movimento dei Diritti Civili di Martin Luther King che ne denuncia i preconcetti razzisti e denigratori negli anni Sessanta. Tuttavia la Blackface non scompare, resta una parte integrante della cultura americana. E ora la polemica su Internet acquista una dimensione nuova, che è quella del political correct che che sale come un'onda nella Rete, trasformandosi in boicottaggio di massa. "La blackface - scrive sul Washington Post Robin Givhan, premio Pulitzer per la critica nel 2006 - è solo un costume. Solo moda. Forse. Ma allora perché sceglierla? La gente lo fa per la stessa identica ragione per cui l'ha sempre fatto: li diverte. È un'opportunità di mettersi nei panni degli altri e poi tornare nei propri, tornare a essere bianchi, con tutti i benefici che ne conseguono".